Decenni di vita di Gavi nei ricordi di Guido Montecucco

Guido Montecucco, classe 1932, è una vera e propria “memoria storica vivente” per la cittadina di Gavi.

Guido è nato e vissuto sempre nel piccolo centro dell’Alto Monferrato e da qui ha visto le profonde trasformazioni del nostro Paese, osservate però da un angolo particolare, quello di un paese di poco più di quattromila abitanti.

Sono tantissimi perciò gli aneddoti che Guido Montecucco racconta a Limonte News.

<<I primi ricordi abbastanza precisi risalgono al 1938-39, quando iniziai la scuola. All’età di sei anni mio padre mi comprò una capra, che dovevo portare al pascolo. Al mattino andavo a scuola e al pomeriggio portavo la capra a brucare al Forte – ci racconta Guido Montecucco – una volta i campi erano tutti ben tenuti e curati, adesso purtroppo è quasi tutto abbandonato. Quando, qualche anno fa è venuta l’alluvione è stato anche a causa di questo, boschi e rovi e tutto abbandonato>>.

Un mondo quindi completamente diverso quello che ci racconta il signor Guido <<la gente aveva poco o niente ma quel poco lo curava tantissimo. Quando ero bambino ad esempio non c’era ancora l’acqua corrente nelle case, c’erano le fonti nei bivi delle vie e le persone andavano a prenderla. Una cosa impensabile oggi. Non c’erano i soldi, c’era il minimo per vivere, era poco ma era tutto ordinato, non si produceva tutta la spazzatura di adesso. Una volta tenevamo e riparavamo tutto, ora vedo che molti buttano via tante cose ancora praticamente nuove>>.

Scuole elementari del signor Montecucco frequentate negli anni duri della II Guerra Mondiale <<ho diversi ricordi della guerra visti con gli occhi di un bambino di allora. Mi ricordo che proprio l’edificio delle Scuole era stato occupato dall’esercito tedesco, una cosa abbastanza strana era che quelli dell’esercito presenti a Gavi non erano tedeschi ma quasi tutti polacchi, non saprei dirne il motivo, ricordo che molti fraternizzarono anche con le persone>> le memorie della guerra portano poi all’8 settembre del 1943 <<all’epoca avevo undici anni e non avevo ben capito cosa stava succedendo, non ci eravamo resi conto che avevamo iniziato la guerra da una parte e proseguita dall’altra. Da quanto ricordo fino al 1945 a Gavi non vi furono quasi combattimenti, a differenza di altre zone del territorio e dopo la guerra non si videro i militari americani>>.

Al termine della guerra il signor Montecucco ricorda il periodo del cosiddetto “avviamento al lavoro” <<mi ricordo un insegnante terribile, che aveva una bacchetta lunga trenta centimetri e se sgarravamo ce la dava sulle dita!>>, sempre del periodo Guido Montecucco ricorda anche le bande che si facevano da ragazzini <<ogni tanto ce le davamo, ma poi si era amici, nulla a che fare con i casi di violenza che si sentono al giorno d’oggi>>.

Il primo lavoro, Guido Montecucco lo ricorda bene <<era il 1947, andai da Zerbo, un imprenditore che da Pratolungo aveva un’attività qui e cercava dei ragazzi. Ricordo bene il primo stipendio, erano 400 lire ogni quindici giorni. Il padrone si accorse subito che ero abbastanza bravo, l’altro ragazzo che era con me era molto capace a cucire ma era poco fantasioso, a differenza mia>>. Un’attività, quella delle calzature e dell’abbigliamento, che proprio in quel periodo stava prendendo piede <<era tornata la pace, si vedeva un minimo benessere e, specialmente le signore, cominciavano a seguire la moda>>.

Gli anni della gioventù di Guido Montecucco coincidono con il boom economico degli anni ‘50, come tanti suoi coetanei anche lui cercò di provare ad andare via dal paese e cercare lavoro in città <<avevo fatto diverse domande, in particolare in ferrovia, ma purtroppo già allora servivano le raccomandazioni, che erano quelle dei partiti o della chiesa, e io non ne avevo anzi, da lì capii quasi subito che non avevo possibilità e, a differenza di molti altri, decisi di rimanere qui a Gavi a fare il calzolaio>>.

Tra i tanti ricordi del signor Montecucco c’è quello dell’arrivo della televisione, nel 1954 <<me lo ricordo molto bene, proprio in quel periodo mi feci la fidanzata, che diventò poi mia moglie. Quasi nessuno aveva i soldi per comprarsela e perciò si andava dal bar o dal prete e la mia futura moglie era appassionata di alcuni programmi dell’epoca come “Lascia o raddoppia?” e “Il musichiere”. Oggi sembra una cosa strana, ma all’epoca guardare i programmi tutti insieme era molto divertente perché si creavano le fazioni, tra chi tifava per un campione e chi per l’altro! Era bello perché c’era socialità, oggi invece vedo che sono tutti davanti agli schermi dei telefoni e quasi non ci si parla più>>. Non solo l’arrivo della televisione in quegli anni ma anche la motorizzazione di massa, iniziata in sordina prima della guerra e poi esplosa nei primi anni ‘50 <<ricordo benissimo uno che si chiamava Candia che in seguito fu anche Sindaco di Gavi, nel 1951 fu il primo gaviese a comprarsi una moto e tutti lo guardavano con invidia, sembrava quasi un evento epocale. C’era anche uno che aveva un taxi e lo affittava, nel 1953 io ed altri ragazzi lo prendevamo in affitto per fare scuola guida tra noi “in economia”. Una volta salimmo in dieci sopra questo taxi!>>.

Passando poi agli anni Sessanta e Settanta il signor Montecucco ha dei ricordi molto belli <<Gavi era diventato un centro di villeggiatura estiva, specialmente dei genovesi ed esplodevano le balere, durante l’estate quasi ogni sera si ballava in piazza. Negli anni Settanta poi spesso venivano qui anche cantanti abbastanza famosi che tenevano concerti estivi. Anche i tornei di calcio erano molto popolari, c’era una competizione incredibile tra le squadre dei vari paesi, anche se non sfociava mai in violenza o in assurdità simili>>.

Tornando a parlare del lavoro Guido Montecucco ci racconta <<nel 1960 mi misi in proprio, mi ricordo che, a causa di una legge nazionale, dovetti pagare due anni di tasse in anticipo. Già allora i governi facevano di tutto per non agevolare chi voleva mettere su un’attività, da quel punto di vista non è cambiato niente…>> un lavoro, quello di calzolaio, andato avanti per una vita fino al 2000, ma che continua a fare per amici e conoscenti ancora oggi!

Una cultura, quella del lavoro, che è di famiglia, la moglie Santina infatti dal 1974 per oltre trent’anni ha lavorato come vera e propria factotum dei parroci di Gavi <<ho tantissimi ricordi belli – racconta la signora Santinafacevo da inserviente, cuoca e infermiera. Mi sono trovata benissimo, lavorare oltre trent’anni nello stesso posto non so se oggi tanti lo farebbero>>.

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Pubblicato da limontenews

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