PARCO DEL BEIGUA, RISPETTEREMO LE ORDINANZE, MA RISCHIANO DI PRODURRE GLI EFFETTI OPPOSTI

I rimedi rischiano di essere peggiori del male, questa, in sintesi, la posizione del Parco del Beigua in merito all’ordinanza di stop alle attività del turismo outdoor in seguito ai casi di Peste Suina Africana trovati nei cinghiali dell’area.

Secondo il Parco l’ordinanza rappresenta solamente un pannicello caldo, in quanto gli animali selvatici come volpi, tassi, lupi e corvi si spostano, in particolare i lupi, capaci di percorrere centinaia di chilometri dopo aver mangiato una carcassa, entrano sicuramente in contatto con questo virus, innocuo per tutte le specie tranne che per i suini, e naturalmente possono trasportarlo.

In sostanza, anche senza la presenza dell’uomo, il virus della Peste Suina Africana è destinato inevitabilmente ad espandersi anzi, sottolinea il Parco, lo farà in maniera ancora più incontrollata, perché mancherà il controllo dei fruitori dei boschi, considerato anche che i Carabinieri Forestali e i Servizi Veterinari sono sotto organico e non possono trovare tempestivamente le carcasse.

L’azione più efficace, proposta dal Parco del Beigua, è quella di aumentare il livello di sicurezza degli allevamenti di suini, nelle sole regioni Emilia Romagna e Lombardia ci sono oltre trentamila persone che lavorano nel comparto e devono essere tutelate, perché rappresentano un’importante fetta del PIL agricolo. La tutela, però, non deve dall’altro lato penalizzare le attività legate al turismo, che rappresentano anch’esse un’altra grossa fetta dell’economia turistica, che non è solo quella legata al mare ma anche all’entroterra.

Il Parco del Beigua conclude spiegando che rispetterà l’ordinanza, ma è altrettanto sicuro che non sortirà gli effetti sperati, in quanto lupi e volpi non rispetteranno di certo le ordinanze e i boschi, abbandonati dal monitoraggio dell’uomo, prolungheranno l’emergenza.

Servono infine degli indennizzi seri, e non le elemosine, per tutte le professioni e le attività dell’entroterra che vivono direttamente o indirettamente di turismo, con investimenti sul territorio perché l’emergenza non si esaurirà certamente in sei mesi, e senza manutenzione adeguata rischia di far pagare danni economici per anni. Occorrono veterinari, Carabinieri forestali e personale volontario adeguatamente formato per aiutare nel monitoraggio. Il territorio del Beigua, grande patrimonio turistico, è una grande ricchezza e privarsene rischia di riportare questi territori alla marginalità, essendo già carenti per quanto riguarda i servizi scolastici, il trasporto pubblico, la sanità e con delle infrastrutture stradali in pessimo stato.

Il Parco auspica che si arrivi ad un’autorizzazione in deroga, per consentire la pratica delle attività legate al turismo outdoor e per la manutenzione del territorio, concordando le modalità necessarie per minimizzare i rischi e, al contempo, monitorare accuratamente il territorio.

Pubblicato da limontenews

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