Ad Acqui Terme si concludono gli appuntamenti zonali di Confagricoltura

Il ciclo di incontri locali di Confagricoltura Alessandria si è concluso questa mattina presso Palazzo Robellini nella città termale imbiancata dalla recente nevicata.

All’Assemblea della Zona di Acqui – Ovada al tavolo dei relatori erano presenti il presidente provinciale Luca Brondelli di Brondello, il presidente di Zona Alessandro Boido, il direttore provinciale Cristina Bagnasco e il direttore di Zona Matteo Ferro.

Il presidente zonale Boido ha aperto l’Assemblea ringraziando i partecipanti per essere sempre numerosi, parlando delle novità burocratiche e legislative come l’obbligo della Fatturazione elettronica, dell’annata agraria dell’anno passato impegnativa ma anche produttiva.

Il direttore provinciale Cristina Bagnasco ha fatto presente nel suo intervento che esistono due tipi di agricoltura, quella tradizionale e quella innovativa. Confagricoltura aiuta e sostiene entrambe.

Poi il direttore di Zona Ferro ha preso la parole per le votazioni delle cariche 2019-2021 (rappresentanti dei sindacati di categoria, rappresentanti delle Sezioni di prodotto, delegati all’Assemblea generale, consiglieri della Zona).

Per il Consiglio di Zona di Acqui Terme – Ovada sono risultati eletti: Alessandro Boido, Virgilio Innocenzo, Gianpaolo Ivaldi, Alberto Migliardi, Maurizio Montobbio, Pierluigi Olivieri e Stefano Ricagno.

Il presidente di Zona per il prossimo triennio sarà eletto durante la prima seduta del neo costituito Consiglio.

Il presidente provinciale Brondelli, nel suo discorso, ha spaziato su diversi argomenti, e ha commentato: “Sono cento anni che Confagricoltura Alessandria lavora per la salvaguardia delle imprese agricole della nostra provincia. Esorto ciascun associato a partecipare alle iniziative che vengono organizzate e alle riunioni. Solo così ciò che il Sindacato porterà avanti sarà aderente alle vere necessità della base”.

Il direttore del Condifesa di Alessandria Marco Castelli ha poi svolto un’analisi puntuale ed esaustiva dell’andamento delle assicurazioni del 2018 e ha poi illustrato le novità per il comparto vitivinicolo che entrano in vigore quest’anno.

Il dibattito tra i presenti in sala si è dimostrato come sempre molto vivo e particolarmente costruttivo: Gianfranco Trinchieri ha chiesto approfondimenti sulle modifiche in ambito assicurativo; Renato Bragagnolo ha introdotto il tema della banda larga e dei collegamenti veloci; il figlio Silvio Bragagnolo ha chiesto se ci sono novità per i pagamenti delle domande relative ai danni da gelo del 2017; Alfredo Cavelli è intervenuto sui danni da fauna selvatica.

Paolo Ricagno, presidente del Consorzio Tutela Brachetto d’Acqui DOCG, ha disquisito della crisi in cui imperversa il Brachetto negli ultimi tempi, che ha fatto registrare soltanto nell’ultimo anno un negativo di 478.000 bottiglie rimaste nelle cantine che equivalgono a 4 mila ettolitri di prodotto non venduto.

Ricagno ha poi accennato ad una situazione di stallo che coinvolge tutti gli aromatici, sia bianchi che rossi. Occorre quindi trovare soluzioni alternative a quanto fatto finora. Tra queste suggerisce il ritorno a distillazioni di un certo tipo e azioni di marketing e promozione incisive.

Il figlio Stefano Ricagno, vice presidente del Consorzio dell’Asti DOCG, ha fornito il quadro della situazione per l’Asti e il Moscato d’Asti. I dati non sono così drammatici come per il Brachetto, a suo avviso, ma non bisogna rimanere fermi: il 2018 si è chiuso con una perdita del 2% sul totale dei contrassegni consegnati e un – 6% sulle vendite.

Michela Marenco, viticoltrice in Strevi e presidente di Confagricoltura Donna Alessandria, ha esortato il mondo agricolo locale ad essere cosciente della validità dei propri prodotti e ad avere degli obiettivi chiari da raggiungere per farsi conoscere e per migliorare le condizioni attuali al fine di lasciare un futuro migliore alle generazioni che verranno (le quali altrimenti non saranno attratte dal settore agricole).

Roberto Giorgi, responsabile economico provinciale di Confagricoltura Alessandria, ha proposto gli scenari futuri della PAC post 2020 insieme ad alcuni dati sull’economia agricola acquese.

Il brindisi (ovviamente a base di vini acquesi) presso l’Enoteca Acqui Terme e Vino ha concluso in allegria il sodalizio.

Vigna vecchia fa grandi vini, eppure in Italia continuiamo ad estirparle da vent’anni

Intervista con il Preparatore d’Uva: “I vigneti vecchi raccontano un territorio e un’azienda. Essere riconoscibili è fondamentale. L’enologo, poi, dovrebbe essere una figura più specializzata su una sola uva”

Potare una pianta ferendola il meno possibile; fare in modo che la vite viva il più a lungo possibile: formare il personale delle aziende affinché sappia gestire i vigneti nel migliore dei modi. 

Marco Simonit è uno dei preparatori d’uva, insieme a Pierpaolo Sirch più famosi e competenti del mondo. Il suo metodo di taglio della vite, ormai, è conosciuto, apprezzato e richiesto in tutto il mondo. Simonit, però, “punge” i produttori italiani: “Da noi, una vite a vent’anni viene considerata vecchia, una pianta da estirpare e sostituire con una giovane. Ecco, così facendo perdiamo l’identità di quel territorio. Provate a dirlo ai francesi di tagliare una vita di vent’anni e vedrete come vi risponderanno”. Già, ormai sembra banale e scontato fare il confronto con i “cugini” francesi, ma da loro c’è sempre da imparare. Perché se è vero che in Francia si produce meno vino che da noi, il valore dei vini francesi è incredibilmente più alto rispetto ai nostri. Ma c’è di più. E su questo Simonit ha ragione: in Francia un vino spesso rappresenta un’azienda, uno stile magari, o una particolare zona. Da noi questi casi, sono rari, anzi rarissimi. “I grandi vini, nel caso specifico parlo di alcune maison francesi, faccio qualche nome, come Domaine Leroy, Chateau de la Tour, Moët & Chandon – dice Simonit – ci hanno dato come primo obiettivo quello di far vivere il più a lungo possibile le loro vigne storiche. E permettere a quelle giovani di invecchiare nel migliore dei modi. Questo perché qui hanno compreso che i vini top, di altissima qualità, vengono dalle uve prodotte dalle vigne vecchie, che esprimono non solo il meglio, ma anche un territorio, anzi quel territorio dove sono cresciute. E diventano, così riconoscibili, non solo in Francia, visto l’esempio, ma anche nel mondo. Ecco perché i grandi marchi vogliono salvaguardare questo patrimonio”. In Italia, invece, l’età media delle vigne è relativamente bassa: “Da noi a 20 anni si pensa già a come estirpare i vecchi vigneti – spiega Marco – mentre in altre parti del mondo, le vigne a 20 anni iniziano a produrre vini di un certo tipo. Per fortuna pian piano c’è una diversa sensibilità nel nostro paese e ci sono molte aziende che stanno lavorando verso questa direzione. Si tratta di un fatto culturale. La tradizione non presuppone la cultura, invece bisogna studiare e conoscere a fondo quello che si fa e, soprattutto, confrontarsi con chi è più bravo di noi”. 

E i Preparatori d’uva servono proprio a questo: a formare le persone che poi, da sole, saranno in grado di gestire il vigneto e farlo vivere il più a lungo possibile: “Il nostro concetto di base è semplice – spiega Simonit – Abbiamo messo a punto una tecnica di gestione manuale della pianta volta a salvaguardare la salute e la longevità della pianta stessa, di dargli la possibilità di durare nel tempo e di dare alle aziende viti che in virtù della loro struttura anatomica riescono a vivere e resistere e a dare grandi prodotti, dei vini che in virtù dell’età della vigna possano essere riconosciuti”. Il preparatore d’uva è un mestiere difficile. Deve studiare l’azienda, capire cosa vuole realmente e poi “cucire” addosso un piano di interventi: “Ogni territorio è diverso, ogni azienda ha il suo stile – spiega Simonit – Noi abbiamo il compito di far trovare agli operatori che si occupano della vigna, la strada corretta per rispettare le piante e permettere alle piante stesse di esprimere le loro potenzialità”. Si alternano momenti di studio in classe, principalmente in inverno, a vere e proprie lezioni in mezzo alla vigna e i corsi, ormai, oltre che in tutta Europa, si tengono nel Nord e nel Sud dell’America, in Australia, in Nuova Zelanda e in Sudafrica. “Il percorso di formazione dura tanti anni – dice Simonit – e per questo parallelamente abbiamo ideato nel 2009 la scuola italiana della potatura con un diploma di primo e secondo livello. Oggi abbiamo 16 sedi in tutta Italia con una media di 450/500 alunni iscritti durante l’anno. Per non parlare del primo diploma universitario di potatura che abbiamo realizzato con l’università di Bordeaux, Oggi molti altri atenei stanno pensando di attivare questo corso, segno che finalmente si è compresa l’importanza di una corretta potatura”.

Simonit, poi, torna indietro negli anni, di quando viveva in campagna insieme ai nonni: “Non avrei mai pensato di fare questo mestiere – racconta – Sono sempre stato un grande appassionato di piante, di alberi in particolare. La prima volta che ho incontrato un vigna mi ha appassionato tantissimo ed ho iniziato a disegnare le piante delle viti, riscontrando tutta una serie di situazioni morfologiche così diverse, tra cui ferite e piaghe provocate tutti gli anni dalle potature come si facevano un tempo. Così mi sono chiesto che cosa succedeva dentro la pianta che subiva queste ferite. Ho preso un tronco di vite, l’ho portato da un falegname e l’ho fatto dividere in due, accorgendomi di come dentro un sacco di legno era secco, morto. Da lì è iniziata la mia curiosità, il voler approfondire un sistema che potesse recare meno ferite possibili alla pianta, a ridurre l’impatto negativo dell’addomesticazione della vite, perché la potatura viene fatta solo da chi coltiva la vigna”. In questi 20 anni molte cose sono cambiate, “ma – dice Simonit – per forza di cose, perché le viti sono essere viventi, evolvono, cambiano e anche noi siamo cambiati per cercare di essere perfetti. Stiamo lavorando affinché si possano fare tagli ancora più piccoli riducendo le ferite e favorendo la cicatrizzazione, cercando di mantenere costante la prosecuzione dei flussi linfatici, perché se noi interrompiamo questo flusso, riduciamo la vitalità della pianta”. Secondo Simonit, poi, una potatura ben fatta può mettere la pianta nella condizione di avere maggiore capacità di adattarsi all’ambiente circostante: “C’è un nesso fra potatura e sostenibilità, ma soprattutto tra la potatura e la capacità di adattamento della pianta – dice – Ne abbiamo le prove nella Rioja, dove le viti, che non hanno a disposizione una sola goccia d’acqua per l’irrigazione, vengono preparate e gestite in maniera tale che possono vivere benissimo con poca acqua. Anche la ricerca sta cercando di creare in laboratorio vite resistenti, con il genoma editing. Io dico, ben venga. Ma la potatura non può prescindere dalla ricerca, così come la ricerca non può prescindere dalla potatura. Si va insieme. Il ricercatore fa un mestiere, il vigneron ne fa un altro”. 

Capitolo vini naturali. Simonit sorride un po’ quando sente questo nome: “Mi viene difficile dirlo – dice – In natura se lasci l’uva così, non è che si trasforma in vino. E’ sempre merito dell’uomo. Credo che però sia solo il termine sbagliato, perché per il resto tutte le cose che sono rispettose della materia prima e che consentono di avere espressione più originale possibile dell’uva sono molto interessanti. Meno manipolazioni, in senso negativo, ci sono, meglio è. C’è ancora molto da fare e da scoprire, ma mi piace molto questa idea. Noi lavoriamo con aziende biologiche e biodinamiche che fanno vini di questo tipo, cerchiamo sempre di permettere alle piante di strutturarsi in un certo modo per esprimere tutto il loro potenziale”. Secondo Simonit, in Italia, l’enologo dovrebbe essere una figura diversa, più specializzata, “come in Francia per esempio, dove esiste l’enologo del Pinot nero, l’enologo dello Chardonnay, l’enologo del Sauvignon. Ecco dei tecnici che lavorano prevalentemente su certe tipologie. Il mondo è davvero ricco di sorprese, ma i dettagli sono l’ossessione dei grandi brand. E trovo che sia importantissimo, a certi livelli, curare le piccole ma fondamentali cose. Perché dettaglio dopo dettaglio acquisisci un’identità e vieni identificato in una certa maniera”. Il 2019 sarà un anno molto importante per i Preparatori d’Uva: “Intanto daremo vita al primo festival nazionale del potatore – dice Simonit – che si terrà il 9 marzo ad Erbusco in Franciacorta. La nostra idea è che questo festival diventi itinerante. Vedremo come andrà la prima edizione. Intanto, oltre l’aspetto conviviale, abbiamo pensato ad un contest, per premiare il miglior potatore d’Italia. Si potrà partecipare in maniera individuale o a squadre. Il vincitore andrà a gareggiare ai campionati del mondo che si terranno nel 2020 in Svizzera. Mi piacerebbe che a questa festa in Franciacorta partecipassero tante famiglie, per dare il giusto riconoscimento a chi lavora ogni giorno in vigna. Poi l’accademia della vigna, che è stata inaugurata all’interno del Castello di Spessa a Capriva, in Friuli. Nei nostri progetti dovrebbe diventare il cuore di tante iniziative, con un programma che si dipani lungo tutto l’anno. Stiamo mettendo a punto i dettagli. E poi il nostro manuela di potatura: dopo la versione in italiano francese, quest’anno arriveranno i libri tradotti in inglese e tedesco”.

Casa della Salute di Arquata Scrivia, la protesta di una cittadina

SPETT. REDAZIONE,

sono un’arquatese che raccoglie le lamentele non solo dei cittadini del proprio Comune ma anche di quelli limitrofi circa la sanità pubblica ed in particolare il nuovo sistema incentrato sui medici di base. Premesso che in caso di necessità ormai per essere ricevuti dai medici passano settimane, volevo focalizzare l’attenzione su un grave problema ignorato sia dai medici che dai dirigenti. A fine 2018 è stata aperta la “Casa della Salute” presso il poliambulatorio di Arquata. Alcuni medici di base quindi si sono trasferiti in questa struttura pubblica, le cui spese sono a carico della collettività, perché dovrebbe essere garantito un servizio continuativo durante tutta la giornata. Ma mancano le basi e i presupposti perché ciò accada. In particolare è vergognoso che, anziché utilizzare l’ingresso principale del poliambulatorio, si costringano le persone a fare il giro dell’isolato per entrare dal retro percorrendo un tratto lunghissimo a piedi su un marciapiede stretto con un’alta siepe di fianco (due persone con l’ombrello non passano contemporaneamente), con scalini che impediscono l’accesso ai disabili, contravvenendo quindi a tutte le norme sul superamento delle barriere architettoniche e ignorando le esigenze degli utenti più deboli. Ribadisco, è una vergogna. Anche perché si potrebbe tranquillamente entrare dall’ingresso principale, ma da lì è possibile andare da un solo medico, poi il corridoio è stato sbarrato da una fila di sedie per l’attesa, in modo da dividere colleghi che forse non vanno d’accordo fra di loro. Questa gente ricorda il giuramento di Ippocrate? Non dovrebbero avere al centro del loro interesse il bene dei pazienti? Si rendono conto che il loro lavoro non è come quello degli altri? Non dovrebbero garantire l’accessibilità ai disabili e agli anziani? La soluzione è semplice e ottenibile senza alcuno sperpero di soldi pubblici, basterebbe servirsi dell’ingresso principale e rendere utilizzabile il corridoio, ma evidentemente nessuno lo vuole fare.

Una cittadina arrabbiata

“Sicurezza e Legalità”, Salvatore Borsellino incontra gli studenti della provincia di Genova

Importante evento lunedì 4 marzo dalle ore 9:00 alle ore 13:00 al Teatro Carlo Felice di Genova.

Il Movimento delle Agende Rosse “Falcone-Borsellino” di Genova organizza l’incontro “Sicurezza e Legalità” con Salvatore Borsellino che incontra gli studenti delle scuole della Città Metropolitana di Genova.

Dopo i saluti ufficiali del Sindaco Metropolitano di Genova, dott. Marco Bucci, interverranno Salvatore Borsellino fondatore del Movimento delle Agende Rosse, la dott.sa Valeria Fazio procuratore generale presso la Corte d’Appello, il dott. Francesco Cozzi procuratore capo della Repubblica, il dott. Fabio Repici avvocato e scrittore, il dott. Stefano Mormile scrittore e fratello di Umberto Mormile educatore assassinato dalla ‘ndrangheta, Annalisa Isnarda attrice televisiva e teatrale ed il dott. Angelo Garavaglia Fragetta, coordinatore nazionale del Movimento delle Agende Rosse.

A moderare l’incontro sarà il prof. Giuseppe Carbone, presidente del Movimento delle Agende Rosse di Genova.

Nel corso della mattinata ci sarà l’esibizione del gruppo teatrale del Centro di Formazione Artistica di Luca Bizzari e la musica con il maestro Alberto Farnatale alla tromba e la Banda Musicale “Madonna della Guardia” di Genova-Pontedecimo.

Nel corso dell’incontro verrà presentato il libro “La Repubblica delle stragi” di Salvatore Borsellino con prefazione di Marco Travaglio e verrà proiettato il filmato “Nuove ipotesi sul furto dell’agenda rossa” realizzato da Angelo Garavaglia Fragetta.

L’incontro ha il patrocinio ufficiale della Città Metropolitana di Genova e dei comuni di Genova, Busalla, Campomorone, Ceranesi e Ronco Scrivia nonché dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria, del Movimento delle Agende Rosse, dell’I.I.S. Primo Levi, di UniGe Idee Giovani e dell’Associazione per la Promozione alla Cultura della Sicurezza.

Karate, domenica a Novi Ligure il 17° Grand Prix e 3° Trofeo “Raffaele Montecucco”

Dopo trecentosessantacinque giorni Novi Ligure ritorna Capitale dello Sport, questo grazie alla organizzazione del Comitato Provinciale di Alessandria C.S.A.In., in collaborazione con la società ASD Il Tempio del Karate.

La manifestazione in questa edizione si può fregiare dei seguenti patrocini del Ministero del Lavoro delle Politiche Sociali, dalla Commissione Europea, dal CONI Regionale Piemonte, della Provincia di Alessandria, dal Comune di Novi Ligure e dall’U.N.V.S., dall’ENSTL, e dalla emittente televisiva 7Gold.

La manifestazione denominata 17° Grand Prix di Karate, Challenge Nazionale e l’assegnazione del titolo Regionale C.S.A.In., valevole quale 3° Trofeo Raffaele Montecucco uomo di sport.

La manifestazione sarà coordinata dai maestri Gimmo Borsoi e Gianlivio Rodolfi, mentre il presidente di giuria Tiziana Turletto.

Abbiamo avvicinato l’ideatore e organizzato di questa manifestazione Giampiero Montecucco che ha dedicato allo sport la sua vita, ha ricevuto il 2 giugno 2017 l’onorificenza di Grande Ufficiale per i suoi cinquantadue anni di sport sia come atleta oggi come dirigente.

Anche quest’anno, come da tradizione, il Comitato Provinciale di Alessandria C.S.A.In. è in prima fila per questa manifestazione di arti marziali settore Karate disciplina olimpica, in collaborazione con la società novese “ASD Il Tempio del Karate”.

Sono lieto come Presidente Provinciale di Alessandria dell’Ente di Promozione Sportiva di promuovere nel nostro Ente, una manifestazione dai così alti valori umani sociali e sportivi. E’ per me motivo di grande orgoglio poter condividere con il comitato organizzatore e gli atleti quest’esperienza che vuole evidenziare il grande valore dello sport che non deve mai essere sottomesso o strumentalizzato a fini che non hanno nulla a che fare con la dignità e la crescita della persona . Sono convinto che lo sport sia veramente, come spesso si dice, una scuola di vita, soprattutto per il grande aiuto che offre a coloro che hanno necessità di riscoprire le proprie capacità e potenzialità, che consentono all’individuo l’accettazione piena della propria persona, trampolino di lancio per la vita.
Questa manifestazione sarà l’espressione dello Sport, come momento di amicizia, esperienza di festa, di conquista, di coraggio, di pazienza, e riempirà di segni, di obiettivi, di speranza il percorso di sociale e sportiva degli atleti.

Quest’anno in comune accordo con la società organizzatrice abbiamo pensato di dedicare questa sedicesima edizione ad un noto personaggio novese che ci ha lascia nell’anno 2016.

Un grazie a tutti, ai genitori che accompagnano i propri figli, al pubblico che invaderà pacificamente il Palazzetto dello sport di Novi Ligure, agli arbitri che giudicheranno gli atleti, ai dirigenti sportivi e alle loro società, un grazie di cuore.

”Questo evento è il messaggio che lo sport può dare forza anche nei momenti pesanti della vita – spiega Gimmo Borsoi, Presidente della società “Il Tempio Del Karate”, Società ideatrice assieme al Comitato Provinciale di Alessandria C.S.A.In. dell’ evento – lo sport è unione, condivisione, con i suoi valori può far ricordare con gioia anche una persona che non c’è più”. Raffaele Montecucco, il papà di Giampiero, esprime commosso la propria soddisfazione per l’iniziativa: “Il ricordo di Raffaele sarà sempre vivo in tutti noi, l’affetto che ci circonda è la prova che nessuno mai la dimenticherà. Siamo contenti di poter ricordare Raffaele uomo di sport, e con gli stessi valori al nostro atleta da pochi scomparso portato via alla nostra società, ha iniziato all’età di sei anni, una grande passione per lo sport al “karate” e, per l’alpinismo che nel mese di agosto in una sua scalata in solitaria ci ha lasciato ma resterà sempre nei nostri cuori.

Un grandissimo evento ad Alessandria al Palasport di Lungatanaro sempre per il settore di Arti Marziali disciplina Karate

24 marzo 2019 dalle ore 9.00 alle ore 18,00 COPPA ITALIA

Confagricoltura Alessandria sul controllo della fauna selvatica

Nei prossimi anni il numero di cinghiali in Italia ed in Europa è destinato a crescere in maniera esponenziale”. Così commenta il presidente di Confagricoltura Alessandria Luca Brondelli, riportando quanto emerge da un recente studio del gruppo del Enetwild Consortium, che gestisce per conto di EFSA un progetto per fornire dati comparabili a livello europeo al fine di analizzare il rischio di trasmissione di malattie dalla fauna selvatica al bestiame ed agli esseri umani; dati che sono essenziali anche per la gestione delle popolazioni di selvatici.

Il documento prende in esame i risultati scaturiti da quattro modelli di rilevazione dei dati utilizzati da alcuni Stati Membri, che hanno predetto correttamente gli scenari di diffusione della popolazione dei suini bradi.

Confagricoltura evidenzia che ad oggi l’Italia si sta muovendo in ordine sparso e senza una puntuale politica di prevenzione, come avviene negli altri Paesi della UE. Si pensi ad esempio alla Francia, che ha istituito zone di depopolamento di ben 140 chilometri quadrati. Una misura presa per arginare i recenti casi di peste suina in Belgio, ma che fanno parte di un piano generale di prevenzione che andrebbe approvato urgentemente anche in Italia.

L’Organizzazione degli imprenditori agricoli sottolinea che i danni procurati dalla fauna selvatica sono gravi anche in termini di vite umane. Secondo quanto riporta l’Osservatorio Asaps, l’Associazione degli Amici della Polizia Stradale, nell’anno 2017 si sono registrati 155 incidenti significativi con il coinvolgimento di animali, nei quali 14 persone sono morte e 205 sono rimaste seriamente ferite. In 138 casi l’incidente è avvenuto con un animale selvatico e in 18 con un animale domestico. Gli incidenti sono avvenuti soprattutto di giorno (123), e sulla rete stradale ordinaria (145). Le regioni più a rischio sono Emilia Romagna, Abruzzo, Lombardia, Toscana e Lazio, ma c’è grande preoccupazione anche qui in Piemonte.

Per questo Confagricoltura chiede urgentemente che siano attuate misure in linea con le disposizioni degli studi scientifici di EFSA dello scorso giugno e di novembre e propone che vengano apportate le modifiche, più volte sollecitate, alla norma 157, attualmente in vigore in materia di caccia.

Il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha avuto ieri pomeriggio un incontro col commissario Ue all’agricoltura Phil Hogan a Bruxelles. Oggi Giansanti incontrerà il commissario Vytenis Andriukaitis, al quale chiederà tra l’altro che l’Ue assuma un ruolo più incisivo nel controllo della fauna selvatica responsabile della diffusione della peste suina. Aspettiamo azioni efficaci nel breve periodo in quanto la proliferazione sta generando anche problemi di salute pubblica” ha dichiarato Brondelli.

Il presidente di Confagricoltura Luca Brondelli

Magazine cucina – Tortino al cioccolato dal cuore fondente

Questo tortino al cioccolato è una coccola golosa apprezzata da grandi e bambini, ideale per un fine pasto di sicuro successo

In una terrina sbattete le uova con lo zucchero a velo fino a ottenere un composto gonfio e spumoso. Incorporate il cioccolato sciolto a bagnomaria insieme al burro e amalgamate bene. Versate il composto in stampini imburrati e spolverati con il cacao e cuocete in forno preriscaldato a 200°C per 9-11 minuti. Servite accompagnando a piacere con salsa alle albicocche o crema inglese alla vaniglia.

INGREDIENTI
PER 8 PERSONE

• 300 g di cioccolato fondente
• 4 uova
• 2 tuorli
• 180 g di zucchero a velo
• 160 g di burro morbido
• 40 g di farina
• cacao amaro in polvere q.b.


INFORMAZIONI AGGIUNTIVE

Tipo portata: dolci
Esecuzione: Difficile
Preparazione: 45 min.
Cottura: 10 min.

È nato Limonte News

È nata una nuova testata nel panorama dell’informazione locale. Limonte News che, come già suggerisce il nome, vuole diventare il ponte di collegamento tra la Liguria e il Piemonte, due regioni collegate a livello storico, geografico ed economico con interessi e problemi comuni.
Limonte News si occuperà in particolare del territorio delle provincie di Genova ed Alessandria, area di collegamento naturale da sempre tra il Mar Tirreno e la Pianura Padana.
La nostra testata nasce da un gruppo di amici, che hanno collaborato con diverse testate locali, unite dalla voglia di dare al pubblico un’informazione libera e indipendente, con un occhio particolare alla cultura e agli eventi del nostro territorio.
Limonte News è una testata completamente indipendente, non è legata ai partiti politici, alle associazioni religiose o agli enti pubblici.
Partiamo inizialmente online ma il nostro obiettivo a breve termine è la pubblicazione di un giornale che sarà distribuito su tutto il territorio.
Confidiamo nel pubblico, che sappiamo sempre più interessato all’informazione locale, per il nostro successo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: