Primo fuori cartellone al Teatro della Juta di Arquata Scrivia

L’“Orange Festival 2018/2019” del Teatro della Juta riserva le prime sorprese ai suoi affezionati spettatori: sabato 2 febbraio si ride con il cabaret di Luca Bondino e Marco Ferrari, accompagnati per l’occasione dal musicista Marco Todarello alla chitarra. 
THE LAST STAND èil fruttodel loro vasto repertorio costruito in dieci anni di attività sulla scena:  dalle serate nei locali della provincia, fino alle puntate televisive di Zelig OFF e Central Station. Un’amicizia, un sodalizio artistico e un mare di chilometri macinati per tutta Italia alla ricerca di battute sempre nuove, personaggi ai limiti del surreale e improvvisazioni che poi sono diventate veri e propri sketch. In The Last Stand c’è tutto, ma proprio tutto quello che è stato creato, probabilmente per l’ultima volta. The Last Stand segna infatti la fine della collaborazione artistica tra i due attori, i quali, terminate le date di questo spettacolo, scioglieranno definitivamente il duo.  
E il Teatro della Juta è lieto di dare un palcoscenico a questi due bravissimi artisti, che hanno conquistato nel tempo sempre più seguito e un pubblico di affezionati spettatori. Luca Bondino, novese, approda a Zelig Off dopo una lunga gavetta; i suoi divertenti monologhi si basano sulla realtà, su quello che vede. Ammette di aver avuto dei bravi maestri: da Daniele Raco a Maurizio Lastrico a Antonio Ornano. Marco Ferrari condivide con lui questo viaggio, spesso interpretando il “Bastian Contrario” di Bondino e contribuendo al successo del duo comico.

L’Orange Festival 2018/2019 è organizzato dall’Associazione culturale Commedia Community con il Patrocinio del Comune di Arquata Scrivia, e reso possibile grazie al sostegnodella Fondazione Piemonte dal Vivo e della Fondazione CRT. Stagione in collaborazione con Le Botteghe di Arquata e il Distretto del Novese.

Il Novese, territorio del “fare rete”

L’apertura del comparto del Gavi docg verso altre Denominazioni e la collaborazione degli agricoltori alla stesura della variante strutturale al PRG di Novi Ligure sono stati due dei temi fondanti dell’assemblea dei soci Cia della zona di Novi Ligure, svolta alla Cantina Produttori del Gavi lo scorso venerdì.

Erano presenti il presidente di zona Domenico Biglieri e quello provinciale Gian Piero Ameglio, il presidente della Cantina e già presidente di Zona Cia Gian Franco Semino, il direttore provinciale Carlo Ricagni, il presidente del Consorzio di Tutela del Gavi Roberto Ghio, il vicesindaco di Novi Ligure Maria Rosa Serra.

Gli argomenti più approfonditi sono stati quelli relativi all’apertura dell’Organizzazione verso il territorio, alla valorizzazione del comparto vino e alla progettualità riguardo l’agricoltura di montagna e il rilancio delle iniziative dei giovani agricoltori.

Roberto Ghio, commentando lo sviluppo positivo del Gavi docg, confermato dai numeri in crescita riportati anche Gian Franco Semino, ha spiegato della soddisfacente collaborazione con il Consorzio dell’Ovada docg, presente alla scorsa manifestazione di “Di Gavi in Gavi”, una scommessa vinta e che si intende ripetere nelle prossime edizioni dell’evento. Semino ha ricordato la variazione positiva del prezzo del Gavi docg nel corso del tempo e la crescita generale del comparto.

Il vicesindaco Serra ha invitato la Cia e i suoi agricoltori a segnalare modifiche e suggerimenti alla stesura della variante strutturale del PRG realizzata per le aree extraurbane agricole per tutelare il patrimonio edilizio esistente e per capire come intervenire per aiutare la tutela della biodiversità preservando la fertilità del suolo.

Domenico Biglieri, allevatore di bovini nelle alture di Cabella Ligure, ha evidenziato il ruolo fondamentale di conservazione e tutela delle aree marginali del territorio che svolge l’agricoltura, e portato a conoscenza dell’apertura dei bandi di valorizzazione e finanziamento ad opera del Gal Giarolo leader, di cui è membro del CdA e delegato per Cia.

Dopo i restauri riapre la Gallery Malocello di Varazze

Riapre oggi, a seguito dei lavori di manutenzioni durati circa tre settimane, la Gallery Malocello di Varazze. Per festeggiare la riapertura la galleria ospiterà la mostra collettiva di pittura, scultura e intarmosaico organizzata dall’Associazione Artisti Varazzesi con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e la collaborazione di scrittori e poeti. L’ingresso è libero.

Parteciperanno alla mostra di riapertura gli artisti: Carla Daneluzzi, Caterina Galleano, Demj Canepa, Eurosia Elefanti, Germana Corno, Grazia Genta, Mariarosa Pignone, Paola Defilippi, Rosa Brocato, Angelino Vaghi, Corrado Cacciaguerra, Corrado Giampaolo, Ennio Bianchi, Mario Ghiglione.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 3 febbraio e sarà visitabile con gli orari 10:00-12:00 e 16:00-18:00. Oltre che dei soci del Gruppo Artisti Varazzesi parteciperanno i poeti Mario Traversi e Fausto Naso che, dopo il grande successo ottenuto in occasione della mostra di Natale, si alterneranno nella lettura e nel commento delle loro poesie.

Interverrà al vernissage anche la prof.ssa Anna Ravazzi di Cogoleto che parlerà della prossima presentazione del suo libro dal titolo “La mia campagna di Russia: Luglio 1942-Aprile 1943”, un diario del padre Edilio che sarà in programma sabato 16 febbraio alle ore 16:00 presso la Biblioteca Civica di Varazze. Anna Ravazzi spiega «quasi un film girato in presa diretta … Mio padre fa per così dire il cronista di se stesso, in modo coerente nonostante una certa discontinuità temporale della sua agenda …».

Il libro è l’omaggio di una figlia che vuole mantenere vivo il ricordo del Padre e raccontare quella che è stata un’esperienza unica, irripetibile, vissuta e scritta giorno dopo giorno quando era possibile per non dimenticare. Un lavoro di ricerca, analisi e trascrizione che potrà contribuire a far conoscere meglio la Campagna di Russia e le vicissitudini del rovinoso ripiegamento sulla linea del Don.

Novi Ligure capitale dello sport giovanile con la disciplina karate

Ancora una volta l’Ente CSAIN di Alessandria e la ASD Il Tempio del Karate hanno fatto centro, 250 iscritti, sono giunti a Novi Ligure al cospetto di un nutrito pubblico i 230 atleti dai 6 anni ai 18 anni, partendo dalla cintura bianca alla cintura nera.

Oltre al pubblico le autorità della amministrazione comunale con la presenza del Sindaco Muliere, del vice Sindaco Broda, dell’assessore allo sport Gabriele, del Delegato CONI di Alessandria Balossino portando anche il saluto del Presidente Regionale Porqueddu, una rappresentanza degli operai della ditta Pernigotti che da parecchi mesi stanno lottando per la medesima non venga smantellata, un plauso all’ideato della manifestazione che ha voluto acconto alla manifestazione anche la loro presenza.

Ritorniamo alla manifestazione, atleti provenienti da Piemonte, Lombardia, Liguria hanno dato la loro adesione al 17° Grand Prix valevole quale 3° Trofeo Raffaele Montecucco, queste le società iscritte, Karate Planet Casale Monferrato, Kodokan Alessandria, Karate Tortona, Shinboku Sonkei Val Borbera, Sho Kan Karate Do Varese, Karate Voghera, Fesian,Yashinau, Polisportiva Moretta, Kodokan, Budokai Karate, Shinzo Buschi, Polisportiva Vigevano e il Tempio del Karate di Novi Ligure e Tortona.

Ha presenziato alla manifestazione il responsabile della squadra agonistica di Karate Nord Italia Antonucci, un plauso viene anche rivolto alla responsabile della giuria Tiziana Turletto e al gruppo arbitrale composto di 20 unità, al gruppo che ha seguito tutto le varie operazioni della manifestazione sino alla premiazione degli atleti.

Il Trofeo montecucco è stato assegnato al società con maggior punteggio “Il Tempio del Karate”.

E’ doveroso ricordare chi ha assegnato il Patrocinio dalla Commissione Europea, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al CONI Regionale, alla Provincia di Alessandria, al Comune di Novi Ligure, alla emittente TV 7Gold, all’UNVS e all’ENSTL.

Vogliamo anche ricordare i primi tre classificati di ogni categoria, Ciancio Federico, Antonucci Alessandro, Beltramo Giulia, Sara Repetti, Iodice Francesca, Ferro Federica, Terragno Chiara, Finardi Valeria,Jellan Zakaria, Serratore Davide,Del Barba Paolo atleti cintura nera.

Cintura verde/blu – Tivadar Razuvan, Amazoune Otman, Amazoune Hamza, Varosio Valentina, Castoldi Emma, Di Marco Giada

Cintura Marrone dai 10/14 anni,Bruno Tommaso, Minnino Michele, Zacchetti Alessio, Bruno Riccardo, Ferrari Dennys, Danella Mattia, Visetti Andrea, Scarsi Francesco, Ferrari Jacopo, Daffonchio Davide,Sartori Riccardo.

Cintura Nera 16/17 anni Chiappuzzo Chiara, Cauduro Simone, Meneghin Yuri

Cintura Nera 10/14 – Caroli Anna, Naso Francesca- Borriello Francesco, Scalone Lorenzo, Lento Alessandra

Cintura Marrone categoria “O e L” Carrega Vittoria, Nuccio Diamante, Ottonello Giorgia, Amendola Marco, Repetti Gioele, Siracusa Emil, Conditi Giulia, Mangione Melissa, Cauduro Giulia, Tapirlan Denisa, Gonnet Desirè, Barcellona Clotilde, Collatin Viola, Villata Eleonora, Laberbera Rayan, Sisella Alessio.

Cintura Gialla/Verde – Mauri Emanuele, Chalams Alessia

Cintura Bianca/Gialla/Arancio -Solis Jissel, Zurlo Valentina, Croce Timoteo, Fattakhova Evita, Seghesio Sabrina, La Paglia Edoardo, Fracchia Simone, Boudelfla Sabrina, Armetta Simone

Cintura Blu 10/14 anni – Prosperi Sofia, Fossati Emma, Morero Rebecca, pari merito Scalzo Enya e Terragno Sara, Para Kevin, Salamantin Luca, Banaceur Jamal, Apuzzo Roberto Benecchio Simone Labarbera Marco, Antonucci Andrea, Astori Lorenzo, Mziovid Azzadin, Morero Lorenzo, Morero Michele, Rossi Gianluca, Bessone Mattia, Barbero Daniele, Nasca Lorenzo.

Citura Gialla – Diop Rokhaya, Ciancio Valentina, Perricone Ariel, Marangoni Martina, Cimò Jasmine,Bellario Sofia, Benvenuto Luca, Ghio Edoardo, Prestano Pietro, Peluso Nicolò, Bisio Filippo, Guardamagna Alessandro, Ferrari Michele, Creamanti Riccardo, Orsi Leonardo, Gardella Luca, Villata Alessandro, Mahubobi Salin, Schwingen Sophie, Pestano Giorgia, Piu Miriam, Sabirh Rihan, Chelaru Roxana, Trombotto Melissa, Michelin Salomon Jacopo, Arangio Mirko, Fulea Dario.

Cintura Verde 10/14 – Bianchi Riccardo, Cisse Abdou, Caselli Federico,Balliu Enes, Handford Tomas, Morello Andrea, Scarsi Emanuele. Berti Davide, Cunietti Alessandra, Braiolo Leonardo, Fighetti Samuel, Pizzol Maddalena, Visetti Matilde, Bergaglio Ariele,

Cintura Arancio 10/14 – Bouzai Omaima, Chiappino Crystal, Fumanti Stefania, Marinati Nausica, Cattarelli Alessandra, Leonardo Henry, Salvarello Elia, Pugliano Leonardo, Garolla Thomas Lorenzo, Scalercio Samuele, Piana Serena, Vigna Camilla, Valenti Gaia, Beltrame Leonardo, Aninia Walid, Marchesotti Tommaso, Barral Nicolò, Semino Martin, Villata Gabriele.

Ora vogliamo elogiare le cinture bianche dai 6 ai 10 anni alle prime armi -Re Giovanni, Lugano Daniele, Ottone Federico, Picollo Ascanio, Perotti, Michele, Gueltrito Roberto, Barcellona Ludovico, Cartasegna Ginevra, Amendola Danica, Podey Nicole, Stasi Matilde, Carrega Viola, Sarquri Romy, Colucci Matteo, Moriondo Samuele, Zurlo Gabriele, Cocchiara Edoardo, Elia Jacopo, Rossi Leonardo, Biava Edoardo, Kaskari Brayan, Cornelli Ingrid, Diop Marem, Castoldi Giorgia, Gharab Fatima, Mitrea Elisabetta, Braico Diand, Borsoi Angelica, Tassil Amira, Monbello Emma, Bovalloch Yanna, Sinopoli Alice, Cavo Alessandro, Marchesotti, Christian, Cavo Francesco, Accastelli Elia, Caielli Filippo.

Molti si chiederanno come mai tanti premiati, questo perché il palazzetto e stato diviso in tre settori ovvero tre “tatami” salgono da un minimo di tre a sei atleti per volta e sono giudicati da 4 giudici, in base al punteggio finale viene stilata la classifica finale.

Prossimo appuntamento in provincia di Alessandria la Coppa Italia il 24 marzo al Palasport di Alessandria.

Tutto il servizio fotografico sul sito: https://www.facebook.com/notiziariopiemonte.csain/

Novi Pallavolo, patto per i play off

Moro e compagni a cena tra promesse e considerazioni.

di Mario Bertuccio

La vittoria contro Alba e il quinto posto alla fine del girone d’andata, a cinque punti dalla zona play-off, ha indotto i giocatori del Novi a trascorrere una serata in pizzeria.

Tra una Margherita, una ai quattro formaggi, una valdostana e una penna all’arrabbiata, arriva il patto per fare un girone di ritorno alla grande:” Le due vittorie contro Garlasco e Alba ci hanno ridato forza e consapevolezza nei nostri mezzi, commenta Davide Guido, banda, protagonista contro i langaroli:” Siamo partiti male ma poi abbiamo fatto quadrato, chi ci è davanti finora non ha avuto periodi di flessione, bisognerà vedere se reggeranno per i prossimi tre mesi”.

Mister Quagliozzi si gode una pizza ai funghi e fa un paragone: ”Siamo come gli scalatori che cercano di arrivare alla vetta, la vedono ma è sempre distante, ecco noi siamo così ma dalla gara contro il Cerealterra dovremo fare il salto di qualità, la nostra forza sarà il gruppo e la giusta concentrazione”.

Enrico Zappavigna è tornato sui suoi livelli sabato scorso:” Posso dare di piu’, sto ritrovando la forma migliore e non voglio certo fermarmi a una vittoria, io ci credo nella rimonta ma occorrerà sbagliare il meno possibile”.

Il patto è sancito, il gruppo ritrova non solo l’appetito culinario ma anche quello della rimonta:” Non vogliamo avere rimpianti, dice Luca Corrozzatto, abbiamo l’occasione di riprendere il gruppo di fuga, febbraio ci dirà se possiamo ancora sperare”.

Nella scorsa stagione, la nevicata del 3 marzo 2018 portò nove vittorie di fila, Novi si ritrovò così da metà classifica al secondo posto superando Cuneo in trasferta; nel 2019 la neve è già scesa e per venerdì ne è prevista dell’altra, proprio alla vigilia della sfida con il Cerealterra:” Io a queste coincidenze non ci credo, ammette mister Quagliozzi, però mi ricorso quella rimonta la scorsa stagione, ci parlammo in settimana, prima di affrontare il Fossano, comunque noi facciamoci trovare pronti alla sfida”.

La serata si conclude così, con il patto invernale per una primavera che potrebbe dare ai tifosi le stesse emozioni di un anno fa.

QUAGLIOZZI E LA “A3”: “ SAREBBE UN SOGNO..”

A margine della cena del patto abbiamo chiesto a mister Quagliozzi cosa ne pensa dell’introduzione, dalla prossima stagione, della “A3”: “Per Novi giocare in serie “B” è già una bella soddisfazione, sarebbe però un sogno approdare a questa nuova categoria; adesso devo pensare a questa stagione, abbiamo quattro gare belle impegnative e non possiamo distrarci, in estate faremo il punto della situazione, bisognerà vedere anche come verrà strutturata, se ci sarà un girone unico o verrà divisa in due gironi”.

Classifica attuale: Caronno Pertusella Va 31, Alba 30, Volley Parella Torino, Cerealterra 29, Novi Pallavolo 25, Busseto 22, Opem Parma 20, Savigliano 19, Garlasco 17, S. Anna Torino 14, Pavic 13, Cus Genova 12, Pallavolo Saronno 11, Pro Patria Va 1

Prossimo turno ( 2 febbriaio-14 turno)

Busseto-Cus Genova (17:30)

Pavic-Pallavolo Saronno (17:30)

Savigliano-Garlasco (18)

Volley Parella Torino- Opem Parma (21)

Novi Pallavolo- Cerealterra (21)

Pro Patria Va- S. Anna Torino (21)

Caronno Pertusella Va- Alba (21)

In svolgimento il 17°Grand Prix di Karate a Novi Ligure

È in corso di svolgimento, presso il Palazzetto dello Sport di Novi Ligure, la 17° edizione del Grand Prix di Karate – terzo Trofeo Raffaele Montecucco.

L’evento è organizzato come ogni anno dal CSAIn (Centri Sportivi Aziendali e Industriali) della Provincia di Alessandria. Sono numerosissimi i giovanissimi atleti che si stanno dando battaglia al Palazzetto dello Sport.

Sulla nostra pagina Facebook e pagina Instagram potrete vedere la galleria fotografica dell’evento.

In occasione di questo importante evento sportivo giovanile l’amministrazione comunale di Novi Ligure, con in testa il Sindaco Rocchino Muliere ha incontrato alcuni rappresentanti dei dipendenti della Pernigotti 1860, l’azienda dolciaria da tempo alla ribalta delle cronache per la decisione della proprietà di chiudere lo stabilimento e spostare la produzione in Turchia.

Il taglio del nastro del nuovo campo sportivo di Novi Ligure

Questa mattina il Sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere e l’assessore allo sport, Stefano Gabriele, hanno partecipato alla cerimonia di taglio del nastro del nuovo campo sportivo, alla presenza della delegata del CONI di Alessandria, Bruna Balossino con la benedizione del Vescovo di Tortona, Mons. Vittorio Viola.

Il nuovo campo è in erba sintetica e sarà utilizzato sia per il calcio che per il rugby. Questo nuovo campo sportivo era molto atteso dalla città di Novi Ligure, che vanta una grande tradizione calcistica con numerosi appassionati. Ne usufruiranno le squadre calcistiche del settore giovanile e la squadra della Novese Femminile che, per uno filo di lana non è riuscita a centrare l’approdo in serie A.

Domenica 3 ad Arenzano il primo Instameet del Parco del Beigua

Domenica 3 febbraio gli Igers (utenti di Instagram) si daranno appuntamento in quel di Arenzano, armati di smartphone, macchina fotografica e scarpe da trekking per “invadere” il Parco del Beigua in occasione del primo Instameet, che porterà i fotografi alla ricerca di cascate, formazioni rocciose, antichi rifugi e panorami mozzafiato a picco sul mare.

Tra i punti più noti che verranno immortalati ci saranno il Lago della Tina, i ripari di Sambuco e Belliventi, il Passo della Gava ed il Monte Tardia. Le escursioni saranno fatte da soli o in gruppo, i partecipanti verranno distribuiti lungo i due percorsi tracciati dalle guide del parco (uno semplice, l’altro più impegnativo) alla ricerca dei cinque punti di interesse segnati sulle mappe che verranno consegnate alla partenza.

Utilizzando l’hashtag #InstaBeigua e il tag @parcobeigua, il racconto della giornata si snoderà tra le immagini di Instagram e le storie degli Igers che accompagneranno virtualmente lungo i sentieri del Parco.

Sul sito ufficiale del Parco del Beigua sono disponibili tutti i tracciati da scaricare e le informazioni relative a lunghezza, dislivello e durata media dei percorsi.

Per tutti coloro che vogliono partecipare è indispensabile dotarsi di equipaggiamento da montagna, acqua e pranzo al sacco. La partecipazione è gratuita previa iscrizione obbligatoria entro le ore 12:00 di sabato 2 febbraio compilando il modulo on-line (http://bit.ly/INSTABEIGUA) indicando il percorso scelto.

Ad Acqui Terme si concludono gli appuntamenti zonali di Confagricoltura

Il ciclo di incontri locali di Confagricoltura Alessandria si è concluso questa mattina presso Palazzo Robellini nella città termale imbiancata dalla recente nevicata.

All’Assemblea della Zona di Acqui – Ovada al tavolo dei relatori erano presenti il presidente provinciale Luca Brondelli di Brondello, il presidente di Zona Alessandro Boido, il direttore provinciale Cristina Bagnasco e il direttore di Zona Matteo Ferro.

Il presidente zonale Boido ha aperto l’Assemblea ringraziando i partecipanti per essere sempre numerosi, parlando delle novità burocratiche e legislative come l’obbligo della Fatturazione elettronica, dell’annata agraria dell’anno passato impegnativa ma anche produttiva.

Il direttore provinciale Cristina Bagnasco ha fatto presente nel suo intervento che esistono due tipi di agricoltura, quella tradizionale e quella innovativa. Confagricoltura aiuta e sostiene entrambe.

Poi il direttore di Zona Ferro ha preso la parole per le votazioni delle cariche 2019-2021 (rappresentanti dei sindacati di categoria, rappresentanti delle Sezioni di prodotto, delegati all’Assemblea generale, consiglieri della Zona).

Per il Consiglio di Zona di Acqui Terme – Ovada sono risultati eletti: Alessandro Boido, Virgilio Innocenzo, Gianpaolo Ivaldi, Alberto Migliardi, Maurizio Montobbio, Pierluigi Olivieri e Stefano Ricagno.

Il presidente di Zona per il prossimo triennio sarà eletto durante la prima seduta del neo costituito Consiglio.

Il presidente provinciale Brondelli, nel suo discorso, ha spaziato su diversi argomenti, e ha commentato: “Sono cento anni che Confagricoltura Alessandria lavora per la salvaguardia delle imprese agricole della nostra provincia. Esorto ciascun associato a partecipare alle iniziative che vengono organizzate e alle riunioni. Solo così ciò che il Sindacato porterà avanti sarà aderente alle vere necessità della base”.

Il direttore del Condifesa di Alessandria Marco Castelli ha poi svolto un’analisi puntuale ed esaustiva dell’andamento delle assicurazioni del 2018 e ha poi illustrato le novità per il comparto vitivinicolo che entrano in vigore quest’anno.

Il dibattito tra i presenti in sala si è dimostrato come sempre molto vivo e particolarmente costruttivo: Gianfranco Trinchieri ha chiesto approfondimenti sulle modifiche in ambito assicurativo; Renato Bragagnolo ha introdotto il tema della banda larga e dei collegamenti veloci; il figlio Silvio Bragagnolo ha chiesto se ci sono novità per i pagamenti delle domande relative ai danni da gelo del 2017; Alfredo Cavelli è intervenuto sui danni da fauna selvatica.

Paolo Ricagno, presidente del Consorzio Tutela Brachetto d’Acqui DOCG, ha disquisito della crisi in cui imperversa il Brachetto negli ultimi tempi, che ha fatto registrare soltanto nell’ultimo anno un negativo di 478.000 bottiglie rimaste nelle cantine che equivalgono a 4 mila ettolitri di prodotto non venduto.

Ricagno ha poi accennato ad una situazione di stallo che coinvolge tutti gli aromatici, sia bianchi che rossi. Occorre quindi trovare soluzioni alternative a quanto fatto finora. Tra queste suggerisce il ritorno a distillazioni di un certo tipo e azioni di marketing e promozione incisive.

Il figlio Stefano Ricagno, vice presidente del Consorzio dell’Asti DOCG, ha fornito il quadro della situazione per l’Asti e il Moscato d’Asti. I dati non sono così drammatici come per il Brachetto, a suo avviso, ma non bisogna rimanere fermi: il 2018 si è chiuso con una perdita del 2% sul totale dei contrassegni consegnati e un – 6% sulle vendite.

Michela Marenco, viticoltrice in Strevi e presidente di Confagricoltura Donna Alessandria, ha esortato il mondo agricolo locale ad essere cosciente della validità dei propri prodotti e ad avere degli obiettivi chiari da raggiungere per farsi conoscere e per migliorare le condizioni attuali al fine di lasciare un futuro migliore alle generazioni che verranno (le quali altrimenti non saranno attratte dal settore agricole).

Roberto Giorgi, responsabile economico provinciale di Confagricoltura Alessandria, ha proposto gli scenari futuri della PAC post 2020 insieme ad alcuni dati sull’economia agricola acquese.

Il brindisi (ovviamente a base di vini acquesi) presso l’Enoteca Acqui Terme e Vino ha concluso in allegria il sodalizio.

Vigna vecchia fa grandi vini, eppure in Italia continuiamo ad estirparle da vent’anni

Intervista con il Preparatore d’Uva: “I vigneti vecchi raccontano un territorio e un’azienda. Essere riconoscibili è fondamentale. L’enologo, poi, dovrebbe essere una figura più specializzata su una sola uva”

Potare una pianta ferendola il meno possibile; fare in modo che la vite viva il più a lungo possibile: formare il personale delle aziende affinché sappia gestire i vigneti nel migliore dei modi. 

Marco Simonit è uno dei preparatori d’uva, insieme a Pierpaolo Sirch più famosi e competenti del mondo. Il suo metodo di taglio della vite, ormai, è conosciuto, apprezzato e richiesto in tutto il mondo. Simonit, però, “punge” i produttori italiani: “Da noi, una vite a vent’anni viene considerata vecchia, una pianta da estirpare e sostituire con una giovane. Ecco, così facendo perdiamo l’identità di quel territorio. Provate a dirlo ai francesi di tagliare una vita di vent’anni e vedrete come vi risponderanno”. Già, ormai sembra banale e scontato fare il confronto con i “cugini” francesi, ma da loro c’è sempre da imparare. Perché se è vero che in Francia si produce meno vino che da noi, il valore dei vini francesi è incredibilmente più alto rispetto ai nostri. Ma c’è di più. E su questo Simonit ha ragione: in Francia un vino spesso rappresenta un’azienda, uno stile magari, o una particolare zona. Da noi questi casi, sono rari, anzi rarissimi. “I grandi vini, nel caso specifico parlo di alcune maison francesi, faccio qualche nome, come Domaine Leroy, Chateau de la Tour, Moët & Chandon – dice Simonit – ci hanno dato come primo obiettivo quello di far vivere il più a lungo possibile le loro vigne storiche. E permettere a quelle giovani di invecchiare nel migliore dei modi. Questo perché qui hanno compreso che i vini top, di altissima qualità, vengono dalle uve prodotte dalle vigne vecchie, che esprimono non solo il meglio, ma anche un territorio, anzi quel territorio dove sono cresciute. E diventano, così riconoscibili, non solo in Francia, visto l’esempio, ma anche nel mondo. Ecco perché i grandi marchi vogliono salvaguardare questo patrimonio”. In Italia, invece, l’età media delle vigne è relativamente bassa: “Da noi a 20 anni si pensa già a come estirpare i vecchi vigneti – spiega Marco – mentre in altre parti del mondo, le vigne a 20 anni iniziano a produrre vini di un certo tipo. Per fortuna pian piano c’è una diversa sensibilità nel nostro paese e ci sono molte aziende che stanno lavorando verso questa direzione. Si tratta di un fatto culturale. La tradizione non presuppone la cultura, invece bisogna studiare e conoscere a fondo quello che si fa e, soprattutto, confrontarsi con chi è più bravo di noi”. 

E i Preparatori d’uva servono proprio a questo: a formare le persone che poi, da sole, saranno in grado di gestire il vigneto e farlo vivere il più a lungo possibile: “Il nostro concetto di base è semplice – spiega Simonit – Abbiamo messo a punto una tecnica di gestione manuale della pianta volta a salvaguardare la salute e la longevità della pianta stessa, di dargli la possibilità di durare nel tempo e di dare alle aziende viti che in virtù della loro struttura anatomica riescono a vivere e resistere e a dare grandi prodotti, dei vini che in virtù dell’età della vigna possano essere riconosciuti”. Il preparatore d’uva è un mestiere difficile. Deve studiare l’azienda, capire cosa vuole realmente e poi “cucire” addosso un piano di interventi: “Ogni territorio è diverso, ogni azienda ha il suo stile – spiega Simonit – Noi abbiamo il compito di far trovare agli operatori che si occupano della vigna, la strada corretta per rispettare le piante e permettere alle piante stesse di esprimere le loro potenzialità”. Si alternano momenti di studio in classe, principalmente in inverno, a vere e proprie lezioni in mezzo alla vigna e i corsi, ormai, oltre che in tutta Europa, si tengono nel Nord e nel Sud dell’America, in Australia, in Nuova Zelanda e in Sudafrica. “Il percorso di formazione dura tanti anni – dice Simonit – e per questo parallelamente abbiamo ideato nel 2009 la scuola italiana della potatura con un diploma di primo e secondo livello. Oggi abbiamo 16 sedi in tutta Italia con una media di 450/500 alunni iscritti durante l’anno. Per non parlare del primo diploma universitario di potatura che abbiamo realizzato con l’università di Bordeaux, Oggi molti altri atenei stanno pensando di attivare questo corso, segno che finalmente si è compresa l’importanza di una corretta potatura”.

Simonit, poi, torna indietro negli anni, di quando viveva in campagna insieme ai nonni: “Non avrei mai pensato di fare questo mestiere – racconta – Sono sempre stato un grande appassionato di piante, di alberi in particolare. La prima volta che ho incontrato un vigna mi ha appassionato tantissimo ed ho iniziato a disegnare le piante delle viti, riscontrando tutta una serie di situazioni morfologiche così diverse, tra cui ferite e piaghe provocate tutti gli anni dalle potature come si facevano un tempo. Così mi sono chiesto che cosa succedeva dentro la pianta che subiva queste ferite. Ho preso un tronco di vite, l’ho portato da un falegname e l’ho fatto dividere in due, accorgendomi di come dentro un sacco di legno era secco, morto. Da lì è iniziata la mia curiosità, il voler approfondire un sistema che potesse recare meno ferite possibili alla pianta, a ridurre l’impatto negativo dell’addomesticazione della vite, perché la potatura viene fatta solo da chi coltiva la vigna”. In questi 20 anni molte cose sono cambiate, “ma – dice Simonit – per forza di cose, perché le viti sono essere viventi, evolvono, cambiano e anche noi siamo cambiati per cercare di essere perfetti. Stiamo lavorando affinché si possano fare tagli ancora più piccoli riducendo le ferite e favorendo la cicatrizzazione, cercando di mantenere costante la prosecuzione dei flussi linfatici, perché se noi interrompiamo questo flusso, riduciamo la vitalità della pianta”. Secondo Simonit, poi, una potatura ben fatta può mettere la pianta nella condizione di avere maggiore capacità di adattarsi all’ambiente circostante: “C’è un nesso fra potatura e sostenibilità, ma soprattutto tra la potatura e la capacità di adattamento della pianta – dice – Ne abbiamo le prove nella Rioja, dove le viti, che non hanno a disposizione una sola goccia d’acqua per l’irrigazione, vengono preparate e gestite in maniera tale che possono vivere benissimo con poca acqua. Anche la ricerca sta cercando di creare in laboratorio vite resistenti, con il genoma editing. Io dico, ben venga. Ma la potatura non può prescindere dalla ricerca, così come la ricerca non può prescindere dalla potatura. Si va insieme. Il ricercatore fa un mestiere, il vigneron ne fa un altro”. 

Capitolo vini naturali. Simonit sorride un po’ quando sente questo nome: “Mi viene difficile dirlo – dice – In natura se lasci l’uva così, non è che si trasforma in vino. E’ sempre merito dell’uomo. Credo che però sia solo il termine sbagliato, perché per il resto tutte le cose che sono rispettose della materia prima e che consentono di avere espressione più originale possibile dell’uva sono molto interessanti. Meno manipolazioni, in senso negativo, ci sono, meglio è. C’è ancora molto da fare e da scoprire, ma mi piace molto questa idea. Noi lavoriamo con aziende biologiche e biodinamiche che fanno vini di questo tipo, cerchiamo sempre di permettere alle piante di strutturarsi in un certo modo per esprimere tutto il loro potenziale”. Secondo Simonit, in Italia, l’enologo dovrebbe essere una figura diversa, più specializzata, “come in Francia per esempio, dove esiste l’enologo del Pinot nero, l’enologo dello Chardonnay, l’enologo del Sauvignon. Ecco dei tecnici che lavorano prevalentemente su certe tipologie. Il mondo è davvero ricco di sorprese, ma i dettagli sono l’ossessione dei grandi brand. E trovo che sia importantissimo, a certi livelli, curare le piccole ma fondamentali cose. Perché dettaglio dopo dettaglio acquisisci un’identità e vieni identificato in una certa maniera”. Il 2019 sarà un anno molto importante per i Preparatori d’Uva: “Intanto daremo vita al primo festival nazionale del potatore – dice Simonit – che si terrà il 9 marzo ad Erbusco in Franciacorta. La nostra idea è che questo festival diventi itinerante. Vedremo come andrà la prima edizione. Intanto, oltre l’aspetto conviviale, abbiamo pensato ad un contest, per premiare il miglior potatore d’Italia. Si potrà partecipare in maniera individuale o a squadre. Il vincitore andrà a gareggiare ai campionati del mondo che si terranno nel 2020 in Svizzera. Mi piacerebbe che a questa festa in Franciacorta partecipassero tante famiglie, per dare il giusto riconoscimento a chi lavora ogni giorno in vigna. Poi l’accademia della vigna, che è stata inaugurata all’interno del Castello di Spessa a Capriva, in Friuli. Nei nostri progetti dovrebbe diventare il cuore di tante iniziative, con un programma che si dipani lungo tutto l’anno. Stiamo mettendo a punto i dettagli. E poi il nostro manuela di potatura: dopo la versione in italiano francese, quest’anno arriveranno i libri tradotti in inglese e tedesco”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: