MAGAZINE CINEMA – IL COLIBRI’ (DI FRANCESCA ARCHIBUGI)

Ritorna dopo tanto tempo la nostra rubrica di Cinema a cura di Marisa Pessino, con le recensioni dei film più belli in programmazione nei cinema in questo periodo, oggi parliamo di Il Colibrì di Francesca Archibugi.

Scelto come titolo d’apertura della Festa del Cinema di Roma, Il colibrì, nuovo film di Francesca Archibugi, colpisce il cuore. Tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, pubblicato nel 2019 , edito dalla Casa Editrice La Nave Di Teseo, vincitore del Premio Strega 2020, è un viaggio doloroso dell’anima, che tocca tutti i fili scoperti della nostra vita.

Il Colibrì di Francesca Archibugi non riesce a conquistarci, funziona come una sorta di thriller sentimentale, in cui si accumulano fatti tragici che sovraccaricano il film di dolore e lo rendono un moderno feuilleton. Pierfrancesco Favino è Marco Carrera, soprannominato “colibrì” perché uno squilibrio ormonale non lo fa crescere, nomignolo che gli resta addosso pur avendo sperimentato una cura che gli permette di raggiungere una statura normale.

Seguiamo la sua storia in un continuo feedback che ci porta dai primi anni ‘70 al 2030, futuro prossimo. Tutto inizia da ragazzini con l’innamoramento di Marco e di una bellissima ragazza Luisa Lattes, un amore idealizzato, mai consumato e mai spento, a differenza di quello per Marina, la moglie, madre della figlia Adele. Tante le relazioni amorose e familiari, grandi amori e insopportabili dolori. Tra coincidenze incredibili e prove durissime Marco passa da Roma a Firenze, accompagnato dallo sguardo di Daniele Carradori, ( Nanni Moretti) lo psicanalista di Marina, che insegnerà al protagonista come accogliere i cambi di rotta inaspettati.

Intreccio molto articolato, ricco di personaggi, vissuto attraverso il costante alternarsi di passato e presente, in un reticolo esistenziale che a tratti dà la sensazione di non legare tutti gli elementi. Il film descrive la strenua lotta che tutti noi facciamo per resistere all’insostenibile. Resta la speranza di trovare la felicità. Di essere protagonisti di una vita vera, di non aver sprecato il proprio tempo, proprio come fa il colibrì, costretto a un sforzo inconcepibile per restare fermo.

M.P.

Pubblicato da limontenews

Il magazine di informazione, cultura, eventi e sport dalla Liguria e dal Basso Piemonte

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