IL TEATRO NELLA STORIA – IL TEATRO DEL NOVECENTO

Una scena da Aspettando Godot di Samuel Beckett, uno dei capolavori del Teatro dell’Assurdo

Prosegue il viaggio nella storia del teatro a cura di Arianna Ilardi che, dopo essere partita dal mondo del teatro greco ha attraversato la storia della forma di intrattenimento più antica e popolare al mondo, arrivando, tra aneddoti e curiosità, al teatro contemporaneo del Novecento.

IL TEATRO NEL ‘900

Nel ‘900 si assiste ad un radicale rinnovamento del teatro, cui contribuiscono diversi fattori: le continue trasformazioni socio-politiche, l’affermarsi in tutta Europa di uno sperimentalismo insofferente alle tradizioni, il tramonto di una certa mitologia del primo decadentismo a favore di una coscienza ironica e dolente di una inevitabile sconfitta esistenziale. Le prime novità in ambito teatrale si hanno nel “ teatro brutale” o “teatro della crudeltà”, così detto per la spregiudicata violenza della tecnica rappresentativa.

In Italia il primo esponente di questa nuova forma teatrale è Luigi Pirandello; il teatro pirandelliano nasce ufficialmente nel 1910 e nel 1936, anno della sua morte, egli aveva scritto ben quarantotto opere per le scene. Nella sua produzione rappresenta, con lucida e dolorosa intelligenza, le condizioni dell’uomo smarrito in un groviglio di contraddizioni e proteso, con umoristica tenacia, alla ricerca della propria individualità, irrimediabilmente vanificata e distorta dalle infinite maschere imposte dalla società e dall’istinto di sopravvivenza. La follia di sua moglie, il terremoto di Messina e la prima guerra mondiale segnarono profondamente Pirandello, la cui produzione teatrale è strettamente connessa a quella narrativa. Egli rifiuta le tradizionali forme espressive del teatro verista, tuttavia non accetta quelle del teatro futurista; i suoi personaggi non sono più costruiti secondo gli schemi tradizionali della credibilità scenica, ma sono individui che “si guardano vivere”. Anche il rapporto autore-personaggio è simbolico.

Nel secondo dopoguerra abbiamo importanti drammaturghi, tra cui JeanPaul Sartre e Albert Camus, esponenti del teatro esistenzialista. Dopo il 1950, sempre in Francia, nasce anche “il teatro dell’assurdo”, i cui maggiori esponenti sono Samuel Beckett ed Eugen Ionesco. I testi di questi autori, privi dell’azione scenica, si riducono molto spesso ad un lungo dialogo, o ad un monologo, che riflette l’assurdità irrimediabile dell’esistenza. Non è un caso che queste forme teatrali siano nate subito dopo la seconda guerra mondiale.

In Polonia inizia la sua carriera di regista Grotowski, che fonda il così detto “teatro della povertà”. La sua importanza, in campo teatrale, deriva soprattutto dalle sue pratiche relative all’allenamento dell’attore. Ma la novità di questo regista si riscontra anche nella sua particolare idea di teatro come istituzione; inoltre analizza il teatro rispetto alle espressioni nascenti del cinema e della televisione.

“Eliminando gradualmente tutto ciò che si dimostrava superfluo, scoprimmo che il teatro può’ esistere senza cerone, senza costumi e scenografie decorative, senza una zona separata di rappresentazione (il palcoscenico), senza effetti sonori e di luci, ect non può invece esistere senza un rapporto diretto e palpabile, una comunione di vita fra l’attore e lo spettatore.”

(Per un teatro povero, J.Grotowski).

Questo tipo di teatro influenza anche l’autore italiano Dario Fo, che esprime l’idea del teatro realizzato scenicamente in assoluta coerenza con l’idea teatrale da cui il testo nasce. Sebbene la sua produzione abbia diverse fasi, è sempre contraddistinta dall’impegno di unione tra teatro popolare, teatro politico e avanguardia. Egli riscontra nella rappresentazione del “carnevalesco”, la chiave migliore della sua drammaturgia, di cui è protagonista il “matto-giullare” del carnevale. Quest’ultimo, proprio come i giullari medioevali, dissacra i codici repressivi della cultura tradizionale, e afferma il valore della cultura popolare. Anche il linguaggio del teatro di Fo ha un valore dissacrante. Nel 1997 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura.

Negli ultimi anni si è attribuito valore e risonanza mondiale ai testi di Eduardo De Filippo, autore della tragicomica realtà napoletana. Il suo teatro si colloca in continuità con la tradizione teatrale napoletana, ma risente anche delle sfumature di Pirandello. Caratteristica della sua migliore drammaturgia è la compresenza di un realismo disincantato e di intensa adesione sentimentale all’umanità dei personaggi.

Arianna Ilardi

Per gli episodi precedenti nella home page digitate “Il Teatro nella Storia”, vi invitiamo anche a guardare l’intervista video disponibile sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/limontenews/videos/443404151154592/

Pubblicato da limontenews

Il magazine di informazione, cultura, eventi e sport dalla Liguria e dal Basso Piemonte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: