IL TEATRO NELLA STORIA – IL TEATRO RINASCIMENTALE

Terzo appuntamento con la rubrica Il Teatro nella Storia a cura di Arianna Ilardi, dopo aver parlato del teatro dell’Antica Grecia e dell’Antica Roma e dell’evoluzione del teatro nel Medio Evo questa volta arriva uno dei periodi più ricchi e interessanti in assoluto: il Rinascimento.

Il Rinascimento costituisce l’età dell’oro della commedia italiana, sia per il recupero e la traduzione nelle diverse lingue volgari, sia per il recupero di testi teatrali classici da parte degli umanisti. I generi che si svilupparono furono, oltre alla commedia, la tragedia, il dramma pastorale e, solo dopo, il melodramma. Tuttavia continuò anche la tradizione medioevale della sacra rappresentazione.

Niccolò Machiavelli, fiorentino, fu uno dei commediografi più importanti del Rinascimento e la sua commedia “La mandragola”, rimane un unicum per espressività e inventiva: i temi sono quelli della realtà quotidiana, senza nulla in comune con la tradizione classica. Fra i primi commediografi molti erano di Firenze: ricordiamo Poliziano, Grazzini, Benedetto Varchi, Raffaello Burghini. Anche il giovane Lorenzino de’ Medici scrisse una commedia. Fra gli intellettuali al servizio delle corti ricordiamo Ludovico Ariosto che, presso la corte Estense di Ferrara scrive, oltre all’ “Orlando furioso”, alcune divertenti commedie. A Roma, invece, Pietro Aretino scrive le sue pasquinate, ma anche commedie come la “Cortigiana”, in cui sono presenti molte trasgressioni linguistiche e sceniche. In questa città, per la prima volta, il teatro è sostenuto dal potere papale, solo perchè lo stesso ne intravede la potenza a scopi politici. Tuttavia a Roma il teatro rinascimentale non ha artisti al pari delle altre corti italiane.

Tra i generi letterari dialettali ricordiamo la farsa cavaiola, che ha la sua fioritura tra la fine del XV secolo e il XVI: di questa produzione, tuttavia, non è rimasto quasi nulla. Il genere è incentrato sull’archetipo farsesco del cavaiuolo, ovvero uno stolto abitante della città di Cava, immaginato dai salernitani nei suoi tratti più grossolani e caricaturali. Così il carattere del cavaiolo diviene l’archetipo del tipico “popolano sciocco”. La farsa cavaiola è stata definita uno dei “momenti capitali della storia della farsa nell’Italia rinascimentale”, insieme ad altre espressioni letterarie come la commedia veneziana, i mariazzi padovani e quelle tipiche del senese.

Nello stesso periodo il teatro nella repubblica veneziana si sviluppa in dialetto con la Commedia dell’Arte, le sue maschere e le sue invenzioni mimiche e gestuali. Abbiamo infatti un’opera datata 1535- 1537, anonima, in dialetto veneziano, dal titolo “La venexiana” che dimostra la maturità del teatro della città lagunare. Il Ruzante, che lavora alla corte padovana, introduce nel teatro italiano, espresso fino a quel momento in latino o in volgare fiorentino, l’uso del dialetto. Inoltre alla corte di Padova si fecero costruire apposite scenografie per queste commedie.

La commedia cinquecentesca ha una svolta nel 1582, quando a Parigi è pubblicato il Candelaio di Giordano Bruno, ricco di anomalie e trasgressioni. A quel punto, nel tardo cinquecento, il panorama è contaminato da professionisti affermati sia presso le corti italiane che quelle francesi: ci sono personaggi della commedia dell’arte ormai consueti e noti al pubblico.

Nel Rinascimento si presenta anche il dramma pastorale: questo ha un’origine decisamente classica in quanto si ispira a Virgilio. Torquato Tasso scrive “Aminta”, capolavoro di questa tipologia letteraria, non solo per la fortuna editoriale e teatrale, ma soprattutto per la sua influenza sulla drammaturgia europea, e sul melodramma seicentesco.

Tutti questi testi teatrali sono rappresentati da giovani dilettanti riuniti in Compagnie. La professionalità dell’attore, sebbene il ruolo esistesse già dal tempo dei giocolieri di piazza e dei buffoni di corte, non sempre è riconosciuta. Tuttavia si sviluppò con progressi notevoli, sia dal punto di vista dell’interpretazione che da quello dell’allestimento scenico, spesse volte a carico delle Compagnie girovaghe. Abbiamo testimonianza di una Compagnia di attori professionisti in un atto notarile del 1545.

Nel corso del XVI secolo si hanno i primi esperimenti che avrebbero portato alla nascita del genere più rivoluzionario del teatro italiano: il melodramma. Nel palazzo fiorentino di Giovanni de’ Bardi si riuniva, infatti, un gruppo di intellettuali, chiamato poi Camerata dei Bardi: il gruppo cerca di riproporre l’antica tipologia del “recitar cantando”, riconducibile al teatro greco classico, dando così vita a quello stile che poi si sarebbe affermato nei secoli successivi grazie ad autori come Claudio Monteverdi e Metastasio e, nell’ottocento, con Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini.

All’inizio del cinquecento le rappresentazioni avvenivano esclusivamente in luoghi privati, come giardini e saloni, come il Salone dei Cinquecento nel palazzo della Signoria a Firenze, adattato a teatro dal Vasari. Proponendo dei testi greco-latini si cominciarono a costruire spazi adatti a contenere scenografie, spesso anche complesse: così accadde a Padova, ma soprattutto a Vicenza con il Teatro Olimpico di Palladio. A Sabbioneta è costruito, per il palazzo Ducale, un teatro detto all’antica: è il precursore del teatro all’italiana. A Roma addirittura il Foro e Castel sant’Angelo diventano luoghi atti alle rappresentazioni. La riscoperta e la valorizzazione degli antichi classici da parte degli umanisti permisero lo studio delle opere teatrali non solo dal punto di vista drammaturgico, ma anche dal punto di vista architettonico. Architetti, pittori e trattatisti si rifanno così ai modelli classici greco-romani e cercano ispirazione in Vitruvio negli aspetti teatrali del suo trattato sull’architettura romana.

La Chiesa considera sempre immorali le Compagnie teatrali per il loro girovagare. Spesso anche le rappresentazioni sacre, peraltro già presenti nel medioevo e ormai contaminate da elementi profani, non erano ben viste. A Milano furono concessi in affitto i primi locali per le loro esibizioni: ciò si può considerare una premessa e una promessa per i teatri cittadini del settecento, oltre che una stabilizzazione geografica e artistica per le Compagnie. A Venezia alla fine del XVI secolo si affermano i teatri privati a pagamento, formalmente aperti ad ogni classe sociale, e comunque non più esclusivo appannaggio della nobiltà e dell’ alta aristocrazia. Questa imprenditoria teatrale si sviluppa a Venezia più che altrove, ma si sarebbe affermata nel secolo successivo con la lunga stagione della Commedia dell’Arte. Il diffondersi di questi teatri fa sì che nel resto di Italia sorgano le Accademie, con il fine di gestire questi nuovi spazi teatrali, non più riservati ad un pubblico elitario.

Arianna Ilardi

Il Teatro Greco e Romano: https://limontenews.wordpress.com/2022/07/15/il-teatro-nella-storia-le-differenze-tra-il-teatro-greco-e-romano/

Il Teatro Medievale: https://limontenews.wordpress.com/2022/07/25/il-teatro-nella-storia-il-teatro-medievale/

Pubblicato da limontenews

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