IL TEATRO NELLA STORIA – IL TEATRO MEDIEVALE

Secondo appuntamento con la rubrica Il Teatro nella Storia a cura di Arianna Ilardi, che ci accompagna alla scoperta di come si è evoluto il mondo del teatro dall’antichità ad oggi. Dopo la prima puntata dedicata al teatro greco-romano ecco il teatro medievale.

IL TEATRO MEDIOEVALE

Durante i primi secoli del Medioevo, la cultura greco romana cadde nell’abbandono e le rappresentazioni delle tragedie e delle commedie classiche diminuirono fino a scomparire. Ma il teatro non morì.

Il primo luogo scenico del teatro medioevale fu la chiesa: infatti durante le funzioni religiose si cominciarono a rappresentare delle scene del Vangelo. Queste rappresentazioni assunsero, un po’ alla volta, una propria autonomia, per spostarsi poi all’esterno della chiesa stessa che, come spazio architettonico, era un ambiente troppo stretto per lo svolgimento delle stesse.

Gli aspetti fondamentali del teatro medioevale furono i seguenti:

– la drammatizzazione

– i temi teatrali religiosi

– le componenti liturgica e didattica

– l’inizio di una forma drammatica in volgare

Si può parlare di drammi liturgici di solito in occasione del Natale, in cui erano presenti dialogo, musica ed elementi scenografici; e di Misteri, o sacra rappresentazione, durante le Ceneri. In Italia dalla lauda lirica nacque la lauda drammatica: uno dei temi preferiti era la Passione di Cristo, e il famoso Jacopone da Todi fu autore anche di laude drammatiche.

Circa dalla fine del XIV secolo si iniziarono a costruire prototipi dell’attuale palcoscenico sui sagrati delle chiese; la conseguenza di ciò fu la nascita di rappresentazioni teatrali con temi profani (dal greco pro fanòs che letteralmente significa prima/ fuori dal tempio).

Nel 1264 in occasione dell’istituzione della festa del Corpus Domini, visto che il sagrato risultò inadatto ad ospitare un evento tanto solenne, la rappresentazione si spostò in piazza. Qui l’interpretazione venne affidata ad attori conosciuti per la loro bravura, e non più da chierici.

Dopo il 1300 però le confraternite si attribuirono l’onere di organizzare gli spettacoli, coadiuvati dalle corporazioni, che si preoccupavano della costruzione delle scene.

Dopo la piazza, il teatro si spostò nella città stessa: di queste rappresentazioni è rimasta qualche traccia, soprattutto nella festa del carnevale in cui ancora oggi i carri si spostano per le vie della città, mettendo in scena uno spettacolo.

Nel teatro medioevale c’è una figura emblematica: il giullare. A tutti gli effetti è un attore professionista che si guadagna da vivere divertendo il popolo nelle piazze, o allietando vari banchetti.

Prima del termine generico giullare, tali attori venivano chiamati con appellativi specifici secondo i loro campi d’azione. C’erano quindi i saltimbanchi, i ballerini, i buffoni, i trampolieri, gli acrobati. Alcuni di loro lavoravano sulla pubblica piazza, altri nelle corti dei grandi signori. La chiesa li condannava, perché possedevano la capacità di trasformare il loro corpo e la loro espressione, andando così contro natura, e quindi contro la volontà di Dio: erano altresì girovaghi e conoscitori del mondo, e per questo spesso irridenti nei confronti delle regole monastiche.

Tuttavia la chiesa cambiò atteggiamento quando questi spettacoli vennero codificati, e iniziò a conservare tali codificazioni, mutando le feste pagane, legate ai giullari, in feste proprie dette paraliturgiche.

L’immagine del buffone non è uguale a quella del giullare. Il primo infatti si limitava all’interpretazione di versi e di musiche altrui; il secondo creava versi, ma non necessariamente la musica. Sappiamo da alcune fonti storiche che i giullari percorrevano preferibilmente le strade che conducono alle tre città sante: Roma, Gerusalemme e Santiago di Compostela. E sappiamo che un giullare spagnolo, Giraldo Riquier, giunse alla corte del re chiedendogli di essere riconosciuto come giullare, distinto dal buffone. Quando il re volle sapere il perché di questa strana richiesta, Riquier rispose che i buffoni erano soltanto esecutori di opere altrui, mentre in se stesso riconosceva un artista colto che creava da sé musiche e versi originali. Il re accolse la richiesta.

Arianna Ilardi

Leggi qui la prima puntata dedicata al teatro greco-romano: https://limontenews.wordpress.com/2022/07/15/il-teatro-nella-storia-le-differenze-tra-il-teatro-greco-e-romano/

Pubblicato da limontenews

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