I RACCONTI DI MARINA SALUCCI – LE PAROLE DIMENTICATE (SECONDA PARTE)

Seconda parte del racconto fantascientifico di Marina Salucci “Le parole dimenticate”, ambientato in una realtà immaginaria non troppo dissimile al mondo in cui viviamo. Qui potete leggere la prima parte: https://limontenews.wordpress.com/2021/12/28/marina-salucci-racconta-le-parole-dimenticate-prima-parte/

Ma perché ne aveva paura? Sostituire il cervello era un’operazione necessaria, se c’era un’anomalia occorreva provvedere, per il bene di tutti, così diceva con un sorriso il Guru Luminoso, del resto tutti vi si sottoponevano con gratitudine, sapevano che era la cosa giusta.

Era terribile quel rumore nella testa, aumentò la velocità della corsa e decise di andare nei vecchi archivi. Quei locali erano sconosciuti ai più, ci avrebbero messo un po’ prima di trovarlo.

Mentre correva altre domande gli rotolarono addosso.

E se invece provassero tutti paura? Se scappassero come stava facendo lui, per proteggere il loro cervello, la propria identità, se anche gli altri temessero le procedure dell’Accoglienza Amorosa? Come poteva essere certo del contrario?

Dal momento in cui i pensieri-virus venivano scoperti, i cervelli stavano in isolamento e con essi i loro proprietari. Chi aveva mai potuto parlare con loro?

E se… se il Guru Luminoso… se sostenesse qualcosa che non era…

Questa volta il crepitio fu più forte. Gli arrivò al naso odore di bruciato. Si sentì perduto.

I pensieri andavano a ruota libera, ruzzolavano per strade traverse, per sentieri stretti, che non aveva mai pensato di percorrere, presto, presto, doveva rinchiudersi negli archivi.

Certo l’avrebbero cercato con solerzia, ma un po’ di tempo l’aveva, e forse con calma, recitando i mantra, avrebbe ripreso il controllo della mente.

Finalmente intravide la porta. Entrò. La luce d’emergenza illuminava vecchi documenti, specifiche ingiallite e manuali ormai desueti. Si chiuse dentro. Riuscì a calmarsi un poco.

Gli venne in mente suo nonno. Aveva vissuto la sua giovinezza prima del Grande Cambiamento. Sapeva che amava leggere e che quando si era insediato il Guru Luminoso gli erano stati confiscati tutti i libri, affinché il Benefico Controllo potesse prontamente restituirgli soltanto quelli che contribuivano al suo benessere e a quello sociale. Non ne parlava volentieri. Ricordò di averlo visto spesso triste, masticare mezze frasi che non capiva, ricordò anche che spesso doveva partiva per le Vacanze dello Spirito.

La luce d’emergenza mancò.

Andò a sbattere contro uno scaffale.

Sentì i tonfi sordi dei libri che cadevano.

La luce si riaccese.

Guardò i vecchi volumi sgangherati caduti a terra. Erano manuali sulle tecniche di assemblaggio.

Si prodigò nei mantra. Ma non ebbero l’effetto sperato. Gli s’infiltravano pensieri e domande, e molte cominciavano con una parola che fino ad allora gli era stata poco familiare.

Perché?

Dal Grande Cambiamento in poi tutto s’era incastrato in concordia splendente, qualcuno organizzava la vita per gli altri, al meglio, che bisogno c’era di chiedere perché?

Doveva riprendere il controllo della mente, ma si accorse che la sua mente non si voleva far controllare.

L’odore di bruciato aumentava e non sapeva quanto tempo gli restasse. Questo, questo era l’odore della paura.

Gli arrivò un pensiero che diceva: questi dubbi non possono essere solo i miei. E ancora: ciò che non è bene per il singolo, lo può essere per la comunità?

Decise di leggere un vecchio manuale. Confrontarlo con le procedure odierne, Leggere istruzioni poteva essere un ottimo stratagemma per calmare il cervello.

Si accorse che c’erano varie copie di un volume. S’intitolava “Procedura d’assemblaggio armonioso”. Una, due, tre, quattro…

Ma il quarto era rilegato con colori vivaci.

Lo aprì.

Ma … ma che cosa…

Il titolo impresso nella prima pagina era un altro. Completamente diverso. Recitava: Dizionario delle parole dimenticate. Forse un errore?

Proseguì. C’era una dedica.

Ai miei posteri, sperando che possano tornare a farsi contagiare dai pensieri-virus.

E poi un nome e un cognome di donna. Brevi e sonanti. Belli.

Andò in fondo, a guardare la data. Era l’anno quattro dal Grande Cambiamento. Prima che lui nascesse.

Ma che cosa voleva comunicare quella donna dai bei nomi, cosa c’era lì dentro di così importante da proteggerlo sotto mentite spoglie?

Non avrebbe dovuto leggere. Era contrario alle regole del Guru Luminoso. In effetti, se erano state dimenticate, un valido motivo ci doveva pur essere.

Mentre così pensava aprì a caso il volume. Lesse la parola protesta. Non la conosceva. Allora lesse la definizione. Espressione e manifestazione decisa della propria opposizione. Non capiva. E allora cercò opposizione. Posizione o situazione contraria, opposta, contrastante.

Ma verso chi o che cosa indirizzare la propria posizione contraria se tutto funzionava bene?

Nella grande comunità di Terra, ogni particolare era pensato dal Guru Luminoso e dai suoi collaboratori, in modo che i cittadini, i fratelli di luce, potessero dedicarsi serenamente all’applicazione del loro talento. Perché tutti ne possedevano uno e venivano aiutati a riconoscerlo. Il suo talento era l’assemblaggio dei cervelli. Dunque, che bisogno c’era di manifestare la propria opposizione, se tutto funzionava? Questa parola era stata dimenticata perché non serviva più. Ecco, era evidente.

Pensò di riporre il dizionario.

Ma non vi riuscì.

Continuò a sfogliarlo.

Dittatura: forma di governo autoritario che accentra tutto il potere in un solo organo o nella sola figura del dittatore e nega le libertà individuali.

Pensò che dittatura era il governo del Guru Luminoso. Ma quella definizione sembrava negativa, perché? Decise di approfondire. Cercò autoritario. Che limita il ruolo dell’opposizione. Pensò che su Terra nessuno si opponeva. Era giusto? Poi lesse libertà. Condizione di piena autonomia e indipendenza di chi non subisce controlli o costrizioni e può esprimere se stesso.

La sillabò: li-ber-tà…

Continua

Pubblicato da limontenews

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