IN VIAGGIO CON EZIO – LA COLOMBIA (SECONDA PARTE)

Lasciamo a malincuore Cartagena e sempre verso nord, con un minibus privato, raggiungiamo Santa Marta, anche questa città sulla costa caraibica, dove moltissimi colombiani giungono per le loro vacanze; ma più facilmente è usata come punto d’appoggio per visitare il vicino parco Tayrona ed effettuare l’escursione alla Ciudad Perdida. Ci concediamo un rilassante giornata di mare, concordiamo con il corrispondente locale tutta l’organizzazione dei prossimi giorni, che saranno molto impegnativi dal punto di vista sia degli spostamenti, sia per le soluzioni spartane che dovremo utilizzare durante la nostra permanenza nella penisola della Guijara

La prima escursione riguarda i due giorni al parco nazionale Tayrona con un paesaggio che varia dalle spiagge di sabbia alla foresta pluviale dell’interno. Con un breve trekking si supera una collina e si scende alla costa: durante il percorso si incontrano alcuni siti archeologici abitati dai Tayrona che risultano molto interessanti per chi non effettuerà il trekking alla Ciudad perdida, in quanto offrono la possibilità di vedere lo stesso tipo di struttura e di organizzazione dei villaggi tayrona.

Le spiagge del parco sono tra le più pittoresche della Colombia, presentano un magnifico paesaggio di insenature, scogliere rocciose e spiagge bianchissime, nonchè una importante barriera corallina. Dopo una notte in campeggio, riprendiamo il nostro minibus e ci dirigiamo sempre più a nord verso Riohacha, Cabo de la vela e Punta Gallinas. Questa seconda escursione dura tre giorni durante u quali riusciamo a vedere:

  • Le spettacolari saline di Manaure
  • Il santuario de los Flamencos
  • Il caratteristico villaggio dei pescatori di Capo de la Vela
  • Raggiungere Punta Gallinas, co un piccolo sperduto villaggio, nel punto più a nord del continente sudamericano
  • Ammirare le colline desertiche che arrivano direttamente all’oceano a Ojo de Agua

Ritorniamo a Santa Marta, sempre con minibus privato, ed il giorno dopo partiamo insieme ad altri escursionisti, per il trekking alla Ciudad Perdida. Cinque giorni di trekking impegnativo, non tanto per la de distanze giornaliere percorse, (sei ore di cammino per ogni tappa del percorso) ma soprattutto per il clima tropicale della zona: altissima umidità che non permette ai vestiti di potersi asciugare, quindi si cammina sempre bagnati. L’agenzia a cui ci siamo appoggiati, obbligatorio, provvede a tutto: trasporto, pasti, pernottamenti, guide, tempi di percorrenza giornalieri. Buoni pasti, letti a castello per la notte, molto spartani, ma nel rispetto dell’ambiente. Solamente 250 persone sono ammesse ogni giorno ad effettuare il trekking: questa è una zona sacra per le popolazioni Tayrona, che hanno accettato la presenza dei turisti solo dopo una mediazione del Governo. Durante il mese di settembre di ogni anno nessun turista è ammesso in questa zona poiché gli shiamani operano una purificazione di tutto il territorio. Verso le 5,30 del mattino inizia il percorso giornaliero che terminerà verso le14,00 – 15,00 del pomeriggio, alternando salite e discese che diventano quasi impraticabili in caso di pioggia. L’assistenza è perfetta, anche se è impossibile perdersi in quanto esiste solo un sentiero che porta alle rovine della Ciudad. Ad ogni tappa è presente una piccola piscina naturale dove è possibile rinfrescarsi e rilassarsi in attesa della cena che viene servita alle ore 18,00, quando il sole è ormai tramontato. Durante il percorso si incontrano piccoli agglomerati di capanne dell’etnia Tayrona, anche se non sempre si riesce ad avere un reciproco contatto. L’arrivo alla Ciudad, dopo un’ultima faticosa salita, ci ripaga di tutti i nostri sforzi: una dei più grandi insediamenti precolombiani mai scoperti, costruito intorno all’anno mille, abbandonato durante la conquista spagnola, fu riscoperto intorno al 1970 da ladri di tombe. Si trova ad una altitudine di 1.300 metri, le capanne di legno sono ormai scomparse, ma restano, ma le strutture in pietra, terrazze e scalinate, sono in ottimo stato di conservazione. Gli ultimi due giorni servono per il ritorno al campo base, ripercorrendo sempre lo stesso percorso di circa 40 km. complessivi.

Il top del viaggio – Trekking Ciudad Perdida: impegnativo, molto faticoso, ma permette di vedere dove e in che modo vivevano le popolazioni dell’etnia Tayrona: la prima cultura indigena avanzata incontrata dagli spagnoli nel 1499.

Da non perdere – diverse le cose da non perdere: Tierradentro, che con le sue tombe sotterranee affrescate, non ancora completamente riscoperte, può diventare un importante centro di ricerca archeologica. Il Deserto di Tatacoa: un piccolo gioiello da vivere tranquillamente. Il museo dell’oro di Bogotà: per poter ammirare l’incredibile perizia ed abilità utilizzate nella realizzazione degli oggetti provenienti da tutte le regioni dela Colombia.

Comida corriente – Solo a mezzogiorno è possibile mangiare con la “comida corriente” (un piatto pesce – pollo o carne – a volte anche zuppa) ad un prezzo fisso variabile tra 3 – 4 € per persona, anche con una bibita. In genere le porzioni sono abbondanti; i ristoranti che offrono questa opportunità sono sempre molto affollati da studenti e lavoratori.

Cosa è capitato – Durante la visita della Ciudad perdida abbiamo incontrato uno “schiamano” che con l’aiuto della guida ci ha parlato dei nativi della zona, ha effettuato riti propiziatori, e naturalmente ci ha venduto dei monili, fatti da lui, che ci garantivano fortuna e salute.

L’imprevisto – nella zona della Guijara i bambini fermano le auto in transito con piccoli “blocchi stradali”, esigendo un pedaggio, pagabile in acqua, dolci, penne, soldi etc.

LIBRI

“Cent’anni di solitudine”Gabriel Garcìa Márquez: l’ambientazione è la Colombia caraibica, l’atmosfera che viene creata incredibilmente unica e magica per un romanzo a tratti complesso, incredibile e singolarmente indimenticabile.

Apaporis – In search of the one river” – Sagaci racconti di vita dei native della selva amazzonica.

Guida: Colombia – Lonely Planet: informazioni utili per l’organizzazione di un viaggio in Colombia.

Silvia di Natale – “Viaggio in Colombia” – nei suoi racconti di viaggio, Silvia di Natale racconta vite e esistenze che narrano le tante sfaccettature complesse di una nazione in cui, in realtà, la gente risulta essere molto felice.

Victoria Kellaway e Sergio J. Lievano – “Colombia, una commedia degli errori”: il libro racconta, in maniera colorata e apparentemente leggera, la società colombiana con un tono ilare ma pur sempre veritiero, trasmettendo al lettore alcuni punti fondamentali della cultura sudamericana.

Pubblicato da limontenews

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