IL LEUDO DEL MERCANTE, LA STORIA DEL RELITTO RITROVATO A VARAZZE

Nel luglio del 1990 a Varazze avvenne una scoperta davvero interessante, i signori Sardi e Andreoni comunicarono alla Sopraintendenza dei Beni Culturali e Ambientali il ritrovamento di un relitto in mare, situato a circa un miglio dalla costa e ad una profondità tra i 40 e i 50 metri. Il ritrovamento fu prontamente verificato dalle autorità e, grazie al suo notevole interesse, vennero organizzate delle campagne di immersione e di recupero da parte delle autorità competenti.

Il relitto giace a circa un miglio e mezzo dalla costa, di fronte al porto di Varazze nella “Secca del Campanin”, ad una profondità di circa 44-46 metri. La profondità e la posizione, in un avvallamento del fondale limitato da una serie di scogli, hanno protetto fino ad oggi il relitto da strascichi e ormeggi, favorendone una conservazione ottimale. La prima ricognizione sulla superficie del deposito, decorato da splendide gorgonie rosse e bianche, ha confermato l’impressione di essere di fronte ad un relitto ancora intatto.

L’importanza del ritrovamento è data dai pochi reperti risalenti all’epoca post-romana in Liguria, a fronte di cinquantanove recuperi di materiali dell’epoca Greca e Romana, i resti Altomedievali, medievali o moderni sono solamente quattro, provenienti dai siti di Sanremo, Capoverde, Vado Ligure e Portofino. Un campione molto esiguo per fare una valutazione storica, il ritrovamento di Varazze colma una grave lacuna storica e fornisce elementi insostituibili di conoscenza.

I resti dello scafo, e la disposizione molto particolare di cinque vasi, strettamente allineati sull’asse della barca, indicano che si trattava di una barca a vela di piccolo pescaggio, lunga circa dieci metri e larga tre, molto probabilmente senza ponte e con un carico massimo di tre tonnellate. A bordo è stato ritrovato solamente un equipaggiamento minimo: un mortaio ed un tagliere di marmo, una spada e parte di una statuetta di ceramica, probabilmente un amuleto, che ci indicano che la barca veniva utilizzata solamente per piccoli viaggi.

Da queste osservazioni si è dedotto che questo relitto è un esempio di una delle navi minori che veleggiavano sotto costa. La composizione elementare dei corpi di ceramica ci mostra che il vasellame potrebbe essere stato prodotto nella zona di Savona o di Albisola, non distante dal luogo del naufragio.

Il carico recuperato dal relitto consiste in oltre 350 oggetti divisi in dodici gruppi a causa dei loro tipi e forme. Se ci concentriamo sugli utilizzi di questi oggetti riconosciamo del vasellame per cucinare, per mangiare, per conservare, per l’igiene, per l’uso domestico e per costruire. Le ricerche degli studiosi sono andate avanti per anni con strumenti e metodiche molto significative, come la datazione con radiocarbonio AMS su parti sia delle ceramiche che del legno dell’imbarcazione e ne hanno reso possibile la datazione alla prima metà del XVI secolo.

Pubblicato da limontenews

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