“LA LUNGA ESTATE CALDA… DELLA NOSTRA VITA”, TEDDY DI TONNO RACCONTA I RUGGENTI ANNI ’60

Un libro sui ruggenti anni Sessanta scritti da chi li ha vissuti in prima persona, è il nuovo volume di Sergio “Teddy” Di Tonno dal titolo “La lunga estate calda… della nostra vita”, un racconto della vita dell’autore, simile a quella di tanti altri coetanei della generazione dei “Baby boomers”.

Un racconto, quello nelle pagine del nuovo libro di Sergio Di Tonno, che partono dall’infanzia quando, attraversando mezza Italia, arrivò a Sampierdarena, trascorse otto anni nel Convitto Bisagno di Albaro e poi la nuova casa a Ronco Scrivia, dove scoprì che, nel bene o nel male, la musica avrebbe attraversato la sua vita. Una gioventù vissuta in un periodo molto caldo, caratterizzato da una parte dal boom economico e l’arrivo del benessere e dall’altro dalle contestazioni e il sempre maggiore interesse per la politica nelle giovani generazioni, dagli scioperi per i missili di Cuba che stavano per far scoppiare la terza guerra mondiale alle marce contro la pena di morte, con le contestazioni arrivarono anche i blue jeans e le tendenze musicali d’Oltreoceano.

Teddy Di Tonno a metà anni Sessanta, racconta nel libro, fonda un complessino musicale, chiamato I Problemi, e divenne cantante, tante soddisfazioni ma pochi soldi. Chiusa quell’esperienza, verso la metà degli anni Settanta, con la liberalizzazione delle radio, fondò, insieme ad altre persone della Valle Scrivia, Radio Crazy, che si poteva ascoltare dal Tigullio fino a Milano, grazie al ripetitore alla Madonna della Guardia. Nel 1984, terminata l’esperienza ronchese, andò a fare il dj a L’Altra Radio Genova, organizzando anche la prima storica “Mostra Mercato del Disco da Collezione” alla Sala Chiamata del Porto di Genova. Nel 1991 iniziò a scrivere sul settimanale “Panorama di Novi”, diventando prima giornalista e poi scrittore. Questo è il decimo libro pubblicato.

L’autore racconta: “Oltre mezzo secolo fa i perbenisti dicevano che non eravamo ragazzi raccomandabili perchè vestivamo blue-jeans e ascoltavamo la musica di Little Richard, Fats Domino, Chuck Berry, Elvis Presley, veri “fulmini musicali” che arrivavano d’oltre oceano – spiega Di Tonno – nel 1959 Pier Paolo Pasolini era di tutt’altra opinione ed ora 2021 anche un professore universitario di Pisa (Alessandro Volpi) sostiene che quei giovani hanno contribuito a cambiare la società italiana”.

“La lunga estate calda… della nostra vita” contiene un racconto di vita inserito nel contesto dell’innovazione sociale della periferia genovese, che parte da Sampierdarena, attraversa la Valpolcevera, la Valle Scrivia e sconfina fino oltre l’Appennino, mentre il movimento giovanile spontaneo dei cosiddetti “Teddy Boys”, la prima vera e propria subcultura giovanile, spazzò via quel provincialismo bigotto che alimentava la società italiana, a proposito di ciò Di Tonno ricorda: “Lo spontaneo movimento giovanile dei cosiddetti Teddy Boys ha spezzato quel provincialismo bigotto di cui si nutriva la nostra società. L’ostacolo al cambiamento fu tale che con i blue jeans era addirittura vietato entrare a scuola o in chiesa ma alla fine abbiamo vinto noi – racconta l’autore – Qui troverete la vera storia di un giovane qualsiasi, simile a quella di tanti altri ragazzi della periferia genovese che da Sampierdarena risale tutta la Valpolcevera, ma anche figlio di una indimenticabile Genova d’Appennino con al centro la Valle Scrivia. Ci chiamavano Teddy Boys, era l’epoca delle motociclette, Marlon Brando, James Dean, Elvis Presley, juke box, flipper, Coca Cola, blue jeans originali di “Severino Jeans” in vendita a Shangai di Via Prè, latte e menta alla SMS La Concordia di Via Certosa, la nostra seconda casa. Lo disse anche Pasolini: una gioventù irripetibile che ha vissuto gli anni ’50 e ’60 con una certa noncuranza, inconsapevole di essere stata l’artefice della più importante rivoluzione sociale e culturale nella storia della nostra Repubblica”.

Un libro, che nei racconti di un “Teddy Boys” dell’epoca, ci spiega come avvenne la prima vera frattura generazionale della storia del nostro paese, descrivendo, da un piccolo centro, la “ribellione senza causa” dei giovani di allora, ispirata soprattutto ai film e alla musica americana, una frattura che avvenne senza una consapevolezza ben precisa, lontana dalla politica e dal linguaggio dei grandi partiti, caratterizzata dal disimpegno e dall’emulazione di modelli consumistici ed esterofili.

Pubblicato da limontenews

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