IN VIAGGIO CON EZIO – IL LADAKH (PRIMA PARTE)

Primo appuntamento con la nuova rubrica di viaggi a cura di Ezio Balostro intitolata “In viaggio con Ezio”, il giro del mondo inizia dal Ladakh, affascinante regione del nord dell’India ai confini con il Tibet, immersa tra le maestose catene dell’Himalaya, le montagne più alte del mondo!

IL LADAKH, chiamato anche il Piccolo Tibet indiano, poiché sono moltissimi i rifugiati tibetani che vi abitano, scappati dalla Cina dal 1959. E’ inserito fra le gigantesche catene del Karakorum e dell’Himalaya, una regione autonoma, di lunghe valli e gole profonde solcate dalle acque vorticose dell’Indo, di cieli cristallini, di cime, di nevi, di colori, di genti fantastiche, di strade tutte curve e saliscendi che abbiamo percorso col fiato sospeso; la patria del buddismo tibetano con i suoi monasteri sperduti arrampicati su cime incredibili, organizzati a villaggio autonomo e autosufficiente. Un viaggio che è soprattutto una grossa esperienza morale oltre che etnologica e naturalistica. Chiuso al turismo fino al 1974, il Ladakh oggi è meta di pellegrinaggi buddhisti, camminatori ed appassionati di rafting, che può essere praticato sull’Indo e sullo Zanskar. Ha una popolazione di 250.000 abitanti e una superficie di 60.000 km quadrati (Italia 310.000). Due capitali: Leh in estate e Kargil in inverno, poichè esiste solo una strada che collega le due città, e in genere nella stagione invernale rimase chiusa al traffico: siamo ad una altitudine di 4.000 metri sul livello del mare. Alcune informazioni sul viaggio:

DURATA – 18 giorni

PERIODO – Luglio – Agosto

PERNOTTAMENTI – alberghetti e campi tendati

TRASPORTI – Jeep 4×4 con autista

PASTI – ristorantini

DIFFICOLTÀ – valichi oltre 5.000 m in auto, brevi trekking

VISTO – FORMALITA’ di INGRESSO – Necessario il visto per l’India, in entrata ed in uscita si compila un formulario, molto generico che viene ritirato.

Dall’ Italia a New Delhi, e sempre in volo eccoci atterrare in piena catena himalayana nella capitale religiosa del Ladakh, Leh che è dominata dalla mole fatiscente del suo Leh Gompa e del Palazzo Reale. Il giorno di acclimatamento, per abituarci ai 3.500 m di altitudine, ci permette di perderci tra le stradine e i mercatini della città e di organizzarci con il nostro corrispondente locale per definire il programma del viaggio così suddiviso:

  • Monasteri zona est: Phiang – Thiksey – Shey – Stanka – Hemis (il più grande monastero della valle) – Chaglamaser – Stok (palazzo reale)
  • Nubra Valley: kardung la pass (il passo carrozzabile più alto del mondo a 5.600 metri) – Diskit – Under – Sumur
  • Monasteri zona ovest: Spituk – Basgo – Likir – Alchi (monastero completamente costruito in legno) – Lamayuru – Ritzong – Julichen (monastero femminile)
  • Laghi di Pandong Tso e Tso Morini (confine con il Tibet)

I monasteri tibetani (gompa) enfatizzano il mistero della religione. Di solito le sale sono alte ed ampie e recano appesi cilindri di stoffa multicolori. Le colonne sono decorate con broccato, e gli interni sono oscuri, pregni di un’aria di mistero. L’esterno privilegia il contrasto fra i colori: le mura sono dipinte di rosso, con strisce bianche e marrone; le cappelle e le pagode sono bianche, mentre le finestre presentano bordi neri, aggiungendo un senso di mistero agli edifici. La struttura interna varia da regione a regione, seguendo comunque un unico schema che comprende i seguenti elementi:

  • una o due cerchia di mura perimetrali con un cancello di entrata
  • un cortile interno dove sono situati dei porta incensi e una serie di ruote di preghiera sia sulle mura sia sul cortile; nei pressi del monastero vengono stese le caratteristiche bandiere di preghiera tibetane
  • il tempio principale in cui si trovano:

la porta di ingresso, che si trova tra i quattro re guardiani del mondo chiamati Lokapalas, dipinti (due per ogni lato) sui muri esterni

la sala delle assemblee, dove i monaci recitano o cantano i loro mantra, affrescata su tutti i muri con l’eccezione di quello in cui sono riposti i testi sacri

una o più cappelle adiacenti alla sala delle assemblee recanti grandi statue dorate raffiguranti Buddha

  • uno o più piani superiori a cui si accede da scale ripide, in cui sono situati gli alloggi per i monaci e altre cappelle per la meditazione tantrica
  • uno o più reliquiari, chiamati chörten, in cui si conservano le ceneri di santi o lama famosi.

I monaci, presenti in tutti i monasteri che abbiamo visitato, con le loro quotidiane attività sia spirituali che materiali garantiscono il mantenimento della religione buddista in Ladakh. In passato alcuni monasteri arrivarono ad ospitare oltre 400 monaci, mentre attualmente sono circa da 50 a 100 i monaci presenti: Nei monasteri più piccoli ed isolati, può capitare di incontrare solo un monaco. Un aspetto importante da sottolineare, è la presenza delle biblioteche che raccolgono moltissimi antichi testi religiosi che vengono letti, studiati e discussi dai monaci attraverso un contraddittorio teologico tra due monaci e un “giudice”. Nella sala dell’assemblea dei monasteri si entra sempre senza scarpe, ed occorre pagare un biglietto di entrata al monastero. Oltre alla ripetizione di brevi frasi – mantra -, la preghiera buddista può consistere nell’uso di un cosiddetto mulino da preghiera: un cilindro da tenere tra le mani e da fare ruotare continuamente in senso antiorario. Al suo interno sono contenuti i testi scritti di centinaia di mantra. Secondo i buddisti, il mulino girando fa viaggiare i mantra nel mondo, ripetendoli ed amplificandone il potere . Stesso significato hanno le “ bandierine “ che sventolano in genere sopra le case o i monasteri: il vento porta nel cielo le loro preghiere.

Il viaggio si è sviluppato intorno alle valli di Leh dove si trovano i monasteri, con l’idea di arrivare fino a Srinagar in Kashmir, e con una puntata fino al lago Tso Morini. Un viaggio molto interessante, sia sotto l’aspetto del confronto tra varie religioni (buddismo – islamismo – induismo), sia sotto l’aspetto naturalistico: mediamente eravamo ad una altitudine di oltre 3.500 metri con spettacoli di cime di montagne oltre i 6.000 metri. L’incontro con la popolazione locale, sempre cordiale, gentile e disponibile, i monaci rigidi nelle loro regole, ma comprensivi con i turisti. Molte ore passate sulle jeep, su strade costantemente in ricostruzione, spesso allagate e molto trafficate, ma ottimi autisti soprattutto rispetto ai tempi di percorrenza delle varie tappe giornaliere, fondamentali per poter rispettare il programma del nostro viaggio, con quasi quotidiani cambiamenti di località dove avremmo dormito. Hotel mediamente buoni, prenotati dal corrispondente, in genere camera doppia con bagno privato, tranne che naturalmente in alcune situazioni, già comunque previste dal programma: campi tendati ai laghi.

Continua

Pubblicato da limontenews

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