MARINA SALUCCI RACCONTA – IL MAREMMANO IN METROPOLITANA

Dopo il bel racconto, pubblicato alcuni giorni fa, dal titolo “Il segugio sul divano”, Marina Salucci ci regala un altro racconto, che punta sempre il dito sull’umanizzazione e sulla costrizione degli animali alle esigenze umane dal titolo:

IL MAREMMANO IN METROPOLITANA

Sono steso sul pavimento di una carrozza, con la mia mole ingombrante che non lascia passare le persone. Il muso a terra, fra i piedi della mia padrona, la coda che infastidisce un altro viaggiatore. Mi guardano, forse un po’ spaventati, certamente indispettiti. Ma che cosa ci posso fare io, se sono grande e robusto, se il mio pelo bianco è folto e ruvido, e se questo vagone è piccolo e la gente è tanta?

Nessuno si lamenta perché ansimo e li tocco, mio malgrado. Forse temono che io possa essere aggressivo, e che la mia padrona anche. Qualcuno la guarda: ha i capelli viola, gli stivali taccuti nel caldo estivo, tatuaggi e piercing e rumina un chewing-gum. E mi tiene al guinzaglio, come un oggetto da esibire, una guardia del corpo davvero fichissima. E io, in questo vagone sferragliante, dove devo stare fermo e sdraiato, sento un fremito di malinconia e di indomita fierezza. E’ il fremito che mi viene dai geni dei miei avi, che ho ancora dentro, ancora intatti, dei miei antenati che con perizia guidavano le greggi, forti e schivi, giù per i tratturi con il vento che portava l’odore del mare. Mi capita, a volte, di sentirlo, questo odore. E di sentirne tanti altri, l’odore del bosco, della terra smossa, del mirto e dell’alloro, mi capita di sognare le membra che possono liberare tutta la loro possanza e di tutta l’agilità, e proteggere, e difendere, ringhiare e correre, correre per tutti i monti e le valli, lanciare i muscoli e vedere lo sguardo soddisfatto del pastore, che mi affida le greggi perché sa che il mio istinto è di buon guardiano, e che posso percorrere tutti i sentieri del mondo ma non lascerò mai che il pericolo arrivi alle sue bestie.

E allora mi sento pesante e inutile in questa cattività del vagone, della casa stretta, del centro commerciale, costretto a camminare al ritmo di chi fa lo shopping, a infastidire con la mia mole, perché io non sono nato per questo, per sdraiarmi nella metropolitana, e so che i miei geni si adatteranno mai.

E’ impossibile per loro, che dalla notte dei tempi hanno annusato nel vento l’odore del mare.

Pubblicato da limontenews

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