MARINA SALUCCI RACCONTA – FILARMONICA

Estate è anche tempo di musica all’aperto, ecco un bellissimo racconto di Marina Salucci scritto dopo l’ascolto di un concerto estivo, che descrive in pieno le sensazioni dell’ascolto e la magia della musica:

FILARMONICA

La bacchetta prende a muoversi, nell’aria della sera. È un gesto magico: subito nascono suoni, suoni che mettono le ali. Il fiato chiama a raccolta se stesso, pervade le ance, i bocchini, le testate. Le dita si alzano e si abbassano, cavano armonie. Le note vibrano nei legni e nei metalli, fendono la stanza, la riempiono, coprono i muri antichi. Si posano in ogni angolo.

I gesti del maestro legano a sé ogni strumento, lo incitano, lo placano. Lo esaltano. Descrivono linee tonde, oblique e rette, si avvitano in spirali di melodie. Sono disegni arcani: traggono un linguaggio ancestrale, cosmico, che non ha bisogno di parole. Bastano sette note sole, impastate e alterate, per tirar fuori tutti i sentimenti e le emozioni della terra e del cielo.

Dalle bacchette si dipanano fili che arrivano a ogni strumento, ed ecco che un ordito invisibile li lega tutti, elastico e delicato.

Il pensiero si è rarefatto, si placa. Potrebbe anche spegnersi, ora che le guance si gonfiano, che le mani pressano, e nella stanza vagano vapori di suono, vapori come coltri sottili. Abbracciano, raccontano, risanano.

Ogni brano addipana un sentimento diverso. La gioia e la baldanza, la malinconia e il rammarico, l’energia e lo scavo dell’anima. Il dolore. Ma tutto diventa musica. Nulla fa male. Ogni palpito si ricrea di bellezza.

Gli strumenti si cercano, si domandano, si rispondono. Ciascuno ha una sua voce, un’indole unica. Ma in questo umano prodigio i suoni si fondono insieme, sprizzano e si fanno cascata. Poi acqua che scorre.

Le ali del suono vanno ancora, e nulla va perduto. Quando la bacchetta si posa e l’ultima ancia vibra, è ancora tutto lì nell’aria. Dentro alla mente e ai visceri più fondi. E continuerà a germogliare.

La notte frizza nel silenzio.

Fuori, svettano i cipressi snelli. Fremono alla brezza, poi si levano alti, a conficcarsi nel cielo di stelle.

Pubblicato da limontenews

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