L’INIZIATIVA DEL LICEO PEANO IN OCCASIONE DEL SAFETY INTERNET DAY CON “CUORI CONNESSI”

Mercoledì, 10 febbraio abbiamo ricordato una delle più grandi tragedie della nostra storia: il massacro di migliaia di Italiani nelle foibe. Di fronte ad eventi traumatici e terribili come questo, a noi non resta che la speranza e soprattutto la volontà che avvenimenti simili non accadano mai più.

E proprio la volontà, la scelta di fare ciò che riteniamo giusto è stata al centro della conferenza sul cyberbullismo tenutasi in occasione del Safer Internet Day a cui hanno partecipato online più di 3000 scuole e 265.915 studenti di terza media e del biennio di scuola superiore, ad opera del progetto “#cuoriconnessi”, promosso dalla Polizia di Stato insieme ad Unieuro proprio per combattere il bullismo in rete. A ricoprire il ruolo di moderatore Luca Pagliari, celebre giornalista, conduttore radiofonico e scrittore, da sempre coinvolto in questa manifestazione giunta alla sua quinta edizione. Con lui il Capo della Polizia e Direttore generale della Pubblica Sicurezza Franco Gabrielli, il Capo Dipartimento per le Risorse umane, finanziarie e strumentali del MIUR Giovanna Boda, l’Amministratore Delegato di Unieuro Giancarlo Nicosanti e il Direttore del Servizio Polizia Postale Nunzia Ciardi.

Molti sono stati gli aspetti evidenziati su cui riflettere. Grazie a Internet abbiamo acquisito un potere mai visto prima: ogni giorno entriamo in contatto con centinaia di materiali digitali che possiamo usare a nostro piacimento. Questa grande opportunità può però rivelarsi un’arma a doppio taglio: corriamo il rischio di vedere condivisi e divulgati dati, foto e video su di noi che preferiremmo mantenere privati e di entrare in contatto con persone poco raccomandabili. Come evidenziato da Nunzia Ciardi questi pericoli possono sfociare in una serie di attività criminali quali sexting, bodyshaming, cyberbullismo, child grooming e revenge porn. Proprio su quest’ultimo fenomeno verte la storia di Sofia, una ragazza che una notte, per una volta, decide di condividere col suo ragazzo di allora delle foto provocanti, in seguito postate e mostrate a chiunque da un amico del ragazzo. Nonostante siano poi state rimosse, il danno era già stato fatto, e per Sofia la vita non è stata più la stessa, tutto per un errore, un singolo, ma fatale errore. La triste realtà, come afferma Pagliari, è che spesso ci convinciamo che uno strappo alla regola, il pensiero che tanto è solo “per una volta”, ci fa dimenticare tutta la teoria, i consigli, gli avvertimenti e le precauzioni che fino a quel

momento avevamo adottato e che ci avevano protetto. Il che porta al problema più grande: in un mondo in cui sempre più spesso siamo costantemente sotto osservazione e nel quale trascorriamo un’enorme quantità di tempo (che può arrivare fino a 10 ore) sul nostro cellulare, sulla rete e sui social, Internet funge da cassa di risonanza, amplificando avvenimenti che senza di esso, sarebbero rimasti circoscritti. A causa di ciò, un solo passo falso, una momentanea leggerezza può rischiare di distruggerci la vita. Va anche detto che a volte, purtroppo, nonostante la nostra prudenza, finiamo comunque nel mirino di persone che sfruttano il mondo virtuale per compiere atti di bullismo e altre molestie.

Credo che il cyberbullismo, come tutti gli altri crimini digitali che coinvolgono noi ragazzi, debba essere arginato mediante tre operazioni: prevenzione, cura e riabilitazione. Per attuare una prevenzione efficace, dobbiamo appellarci ai “vaccini” per noi ragazzi: educare le nostre menti al rispetto dei nostri coetanei e sensibilizzare i nostri cuori raccontando storie come quella di Sofia che mostrano gli effetti che le nostre azioni potrebbero avere sulle persone che ci stanno intorno. Se risulta essere troppo tardi per prevenire, allora bisogna coinvolgere nuovi attori come insegnanti e genitori e parlare: la peggiore cosa che possiamo fare è rimanere in silenzio, tenerci tutto dentro, sia se siamo le vittime sia se facciamo da meri spettatori. Una cura efficace potrebbe essere la causa stessa del problema: Internet, che può offrirci un grande supporto emotivo e psicologico, fondamentale alla nostra età. Infine, dato che la fine di un problema non comporta necessariamente la fine delle conseguenze, le vittime devono essere assistite anche dopo la risoluzione, in modo che possano finalmente riappropriarsi della propria vita.

E per concludere citando una frase di Pagliari che mi ha particolarmente colpito “Tutto ruota sempre intorno alle storie, perché niente nella vita è in grado di aiutarci a comprendere la realtà come una storia”.

Giacomo Van Delft

Pubblicato da limontenews

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