1951-2021 COME E’ CAMBIATA L’ITALIA NEI SETTANT’ANNI DI SANREMO

Quest’anno si festeggiano i settant’anni del Festival di Sanremo, che rappresenta l’evento musicale più conosciuto, amato e anche vecchio in Italia.

Tuttavia non vogliamo parlare del Festival e della sua storia, si trova già di tutto tra internet e libri appositi, ma analizzare come è cambiata l’Italia dal 1951, anno di nascita del Festival ad oggi, anno 2021.

Il primo dato è quello della popolazione, nel censimento del 1951 risultavano residenti in Italia 47 milioni e 434 mila abitanti, oggi, dopo che i censimenti sono stati sostituiti dalle moderne rilevazioni dei comuni, risultano residenti in Italia 59 milioni e 374 mila abitanti, quasi dodici milioni di italiani in più rispetto a settant’anni fa, ma, con due fattori da considerare: il primo è che la popolazione è aumentata molto fino all’inizio degli anni Ottanta per poi stabilizzarsi e crescere solamente grazie all’immigrazione dall’estero avvenuta dagli anni Novanta in poi, la seconda è che non tutte le regioni hanno visto lo stesso aumento, anzi, alcune, come la Calabria e la Basilicata erano più abitate allora di adesso, viceversa regioni come Lombardia, Emilia Romagna e in misura minore Piemonte hanno visto aumentare decisamente la popolazione, questo per via del processo di emigrazione da Nord a Sud che ha caratterizzato il periodo tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta.

Genitori giovani con tre figli, una situazione molto comune nel 1951 quando ci si sposava presto e si avevano i figli intorno ai 20-25 anni

Ma la popolazione del 1951 era anche molto diversa da quella del 2021, innanzi tutto nel 1951 c’erano 817 mila neonati (ovvero tra zero e un anno di età) e appena 508 mila anziani sopra gli ottant’anni, oggi invece abbiamo solamente 415 mila neonati contro 4 milioni e 420 mila anziani sopra gli ottant’anni! Se nel 1951 c’era 1,61 neonati ogni “vecchio” oggi ci sono 10,6 “vecchi” ogni neonato.

Anche la proporzione tra popolazione tra gli 0 e i 14 anni e la popolazione over 65 si è totalmente ribaltata, nel 1951 i giovanissimi superavano il 26 per cento mentre gli over 65 arrivavano a circa l’8 per cento, oggi i bambini e ragazzi under 14 sono il 13 per cento della popolazione mentre gli over 65 superano attualmente il 23 per cento.

Avremmo incontrato tantissimi “teenager” e pochissimi pensionati

La popolazione è invecchiata, ma, per fortuna, vive anche molto di più, nel 1951 la speranza di vita era di 67,2 anni attualmente è di circa 82 anni, quindi in settant’anni si sono guadagnati più o meno quindici anni di vita, grazie a lavori meno faticosi, migliore alimentazione e migliori cure.

Una bellissima notizia è anche il crollo della mortalità infantile, nel 1951 morivano ancora 78 bambini su mille prima del primo anno di vita mentre oggi questo numero è sceso ad appena 2,75 ogni mille. I dati della speranza di vita e della mortalità infantile vedono l’Italia del 1951 nella stessa situazione più o meno attuale dell’India.

Ma di cosa si moriva nel 1951? Anche le cause di morte sono cambiate, tuttavia nonostante l’invecchiamento della popolazione il tasso di mortalità non è variato molto, nel 1951 c’erano 10,1 morti ogni mille abitanti oggi ce ne sono 10,6. Nel 1951 i decessi erano dovuti soprattutto a: malattie dell’apparato respiratorio, malattie dell’apparato digerente e malattie infettive e parassitarie, oggi le prime due cause di decessi sono le malattie del sistema circolatorio e i tumori, segno appunto che la popolazione è invecchiata. Ma anche le malattie sono cambiate, ne arrivano ma ne scompaiono altre, non avevamo di certo il Covid19 ma dilagava ancora la tubercolosi, causa di decine di migliaia di decessi e si verificavano ancora casi di malaria, non esisteva l’Aids ma era ancora molto diffusa (anche per via dell’esistenza delle “case chiuse”) la sifilide, mentre tra i bambini era molto temuta la poliomielite che causava ogni anno centinaia se non migliaia di decessi e spesso danni irreversibili allo sviluppo.

Le famiglie, più numerose, non potevano divorziare (salvo il caso molto difficile e costoso dell’annullamento del matrimonio con la Sacra Rota) e si separavano raramente, nel 1951 si contarono appena 5212 separazioni in Italia contro le 91706 attuali. Il numero di figli è decisamente calato, all’epoca erano circa 2,6-2,7 per donna oggi sono 1,2-1,3 con molti più figli unici.

Chivasso in Provincia di Torino nel 1950, pochissime automobili per la strada, all’epoca solo un italiano su cento possiedeva un auto

Ma come erano i consumi degli italiani dell’epoca? Per prima cosa quello che oggi ci sorprenderebbe sarebbe il poco traffico delle città, all’epoca infatti c’erano appena 12 automobili ogni mille abitanti contro le 606 attuali! Anche il lavoro era molto diverso, nel 1951 ancora circa quattro italiani su dieci erano addetti all’agricoltura, mentre oggi sono meno di cinque su cento, viceversa oggi quasi i due terzi dei lavoratori sono impiegati nel settore terziario.

Non esistevano i supermercati, si comprava al negozio di “commestibili”, qui siamo a Lugano

Cambiano anche i consumi, per via del cambiamento del tenore di vita, nel 1951 le spese alimentari rappresentavano il 52 per cento del reddito, con una percentuale per il risparmio molto bassa, oggi solamente il 18 per cento circa del reddito viene speso per l’alimentazione. Si spende meno ma si mangia di più perché gli stipendi sono aumentati e il costo delle merci è più basso. Nel 1951 lo stipendio medio di un impiegato era di circa 30 mila lire, rapportandole ai 1500 Euro attuali vediamo qualche prezzo e quanto costerebbe oggi: caffè al bar 30 lire (1,50 Euro), pane 130 lire al chilo (6,50 Euro), pasta 100 lire al chilo (5 Euro), latte 75 lire al litro (3,75 Euro), giornale 20 lire (1 Euro), fumetto 70 lire (3,50 Euro), benzina 116 lire al litro (5,80 Euro). Ad eccezione del giornale quindi tutto costava di più.

Con il benessere anche il fisico è cambiato, gli italiani del 1951 erano leggermente più bassi e un po’ più magri, la percentuale di persone obese era molto più bassa di oggi anche se si praticava molto meno sport, appena il 2,6 per cento delle persone dai sei anni in su praticava regolarmente dell’attività sportiva contro il 22,8 di oggi.

Molto diversa anche la situazione dell’istruzione e della scuola: nel 1951 il 76,3 per cento degli italiani era in possesso della sola licenza elementare oppure era alfabeta (sapeva leggere e scrivere ma senza aver conseguito un titolo di studio), 5,9 su cento avevano conseguito la licenza media, 3,3 su cento erano diplomati e appena meno di uno su cento era laureato contro il 13,5 per cento di analfabeti. Oggi licenza elementare e alfabeti rappresentano il 35 per cento, la licenza media il 30 per cento, i diplomati il 25 per cento e i laureati oltre il 7 per cento ed è praticamente scomparso l’analfabetismo. Ma cosa studiavano i “teenager” di settant’anni fa? Le scelte non erano diverse da oggi, in testa alle iscrizioni i licei classici, seguiti dagli istituti magistrali, dagli istituti tecnici per ragionieri e geometri e dal liceo scientifico. Iscrizioni che non sono molto cambiate da allora tranne che per un calo degli istituti magistrali e un aumento dei licei artistici. Differenza dall’epoca l’esistenza dei Ginnasi, ovvero i licei brevi di due anni (tra i 14 e i 16 anni) che valevano come una sorta di diplomino che oggi sono stati aboliti, così come l’esame per il Liceo vero e proprio che all’epoca era triennale (16-19 anni).

Una scuola media del 1952, all’epoca quelli che proseguivano dopo le scuole elementari erano ancora in minoranza

Infine più istruiti si, ma non per tutti, i parlamentari eletti con le elezioni del 1948 erano per il 91 per cento laureati contro il 68 per cento di oggi, un segno comunque da non interpretare per forza negativamente in quanto voleva dire che all’epoca la politica era una cosa di “elite” e riservata alle classi più ricche della società mentre oggi è più democratica.

Pubblicato da limontenews

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